Città irreale

“Sebbene il primo contratto mi fosse stato offerto in tempi fulminei, l’essere giovane, nel mio mondo, appariva più come una pena da scontare che come una condizione irripetibile da cui trarre tutto il possibile… Pensavo che intelligenza, determinazione e buoni studi fossero sufficienti a ottenere consensi”. Questa amara constatazione porta Alina da Roma, dove vive, a Londra, con un nuovo lavoro non esaltante (riempie di dati fogli Excel) e alla ricerca di nuovi stimoli. Fatica molto ad adattarsi alle abitudini, al carattere e al modo di vivere inglesi, che risolve comunque con ironia, felice della sua libertà, visto che vive all’ombra del Big Ben senza alcun legame. La sua storia scorre parallela a quella di Iain e Vicky, coppia mal assortita: lei soffre di autolesionismo e nel corso del tempo svilupperà diverse ossessioni compulsive; lui si comporta quasi come un bodyguard. Passeranno un anno a Reggio Emilia, prima di iscriversi entrambi a Oxford, periodo in cui saranno volontari di un’associazione che svolge attività teatrali nelle carceri. Il loro rapporto di coppia avrà una brusca e drammatica fermata. Quando Alina e Iain si incontrano, anni dopo, per entrambi sembra essere arrivato il momento di essere felici, ma per esserlo, occorre essere sulla stessa lunghezza d’onda e volere le stesse cose nello stesso momento…

Primo romanzo della giornalista Cristina Marconi, firma de “Il Messaggero” e de “Il Foglio”. Vive a Londra da sette anni e si occupa di politica britannica e di cultura. La sua permanenza in Gran Bretagna rende il suo primo lavoro estremamente preciso e credibile (risponde al requisito del bravo scrittore “scrivi di ciò che sai”). La Londra pre Brexit (il romanzo inizia nel 2008) è il richiamo fondamentale per i giovani che cercano un lavoro in cui realizzarsi, un Eldorado che, però, lentamente ma inesorabilmente si avvicina alla china discendente. Dopo una brillante e veloce carriera (molto più veloce di quella che lei crede avrebbe avuto in Italia), Alina viene licenziata, perché il programma di ristrutturazione prevede, come da prassi, un esubero di personale. Quindi Londra non è poi molto diversa da Roma, o da qualsiasi altra città europea o extra-Europea (si pensi alla crisi americana iniziata col crollo di Lehman Brothers) degli anni della crisi. Marconi fotografa una situazione molto precisa e reale, in cui il lavoro entra prepotentemente nella vita privata, intima, delle persone, riuscendo a definirne la sorte. Infatti Alina e Iain si lasciano proprio perché lui riceve un’allettante proposta di lavoro a Bristol, e lei non se la sente di trasferirsi in una cittadina che offre nulla rispetto a Londra. Si ritrovano, innamorati con la stessa intensità, dopo anni, quando, guarda caso, lei ha perso il lavoro e sbriga qualche mansione presso un Centro di yoga e lui può ritrasferirsi a Londra. In mezzo a tutto questo, la parabola di Vicky. con la sua autodistruzione e il suicidio. Ancora una volta il trasferimento, il lavoro (questa volta si tratta di volontariato) sarà la causa collaterale del suo crollo psicologico. La cifra di Marconi è molto snella, chiara, la linea di narrazione non ha intoppi. Lo sviluppo cronologico, con gli inserimenti di avvenimenti del passato, è reso semplice dalla suddivisione in capitoli con date e luoghi. Molto interessante e fedele alla causa della narrazione è la descrizione dei paesaggi e delle differenze antropologiche tra il Regno Unito e l’Italia (Roma, Milano e Reggio Emilia). Libro abbastanza gradevole e soprattutto realistico.



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