Città a mano armata

Città a mano armata

Roma, 24 marzo 1987. Sul sedile posteriore di un’auto della polizia, ammanettato, sudato e spaventato, siede Giuseppe Mastini, uno dei criminali più spietati in circolazione. Ha ventisette anni e una carriera fatta di sangue, omicidi, evasioni rocambolesche, rapine e sparatorie. È stato appena arrestato dalla Squadra Mobile di Roma dopo una fuga disperata, durante la quale ha anche ucciso un poliziotto. Ecco perché ad attenderlo nel cortile della Questura di San Vitale vi è una folla inferocita di gente in divisa pronta a linciarlo. Le scorribande di Mastini sono rimaste nella storia criminale di Roma e d’Italia, e tutti lo ricordano come “Johnny Lo Zingaro”. Quella notte, in quella macchina, c’è anche Antonio Del Greco, un funzionario di polizia, uno sbirro da strada, un “mobilaro” (così vengono chiamati gli operatori della Squadra Mobile) che ha dato un grosso contributo alla cattura del criminale. Quella di Del Greco è una carriera lunga, che lo ha visto in prima linea in indagini che hanno riempito le pagine della cronaca italiana: da Pietro De Negri, “er Canaro” della Magliana, alla clamorosa evasione in elicottero dal carcere di Rebibbia nel novembre del 1986; dai fatti della banda che ha riempito di sangue le strade della Capitale – la banda della Magliana – al giallo di via Poma, che vide l’assassinio della giovane Simonetta Cesaroni, massacrata a coltellate. E poi rapine a mano armata, furti, estorsioni, rapimenti, mafia cinese, satanisti, truffatori…

“Metti insieme uno Sbirro e un Cronista con le maiuscole, e trovi un pezzo del Paese e di Roma che non ci sono più. Persino nella lingua, nel dialetto tronco e spiccio che accomuna ‘guardie’, ladri e ‘giornalai’. Sì, un tempo andato”: sono le parole con cui Carlo Bonini introduce Città a mano armata, libro scritto a quattro mani da Massimo Lugli – autore di thriller e uno dei più importanti giornalisti di cronaca nera del nostro Paese – e Antonio Del Greco, funzionario di polizia in pensione dal febbraio del 2016. Un memoir che ripercorre da dentro, seguendo il punto di vista di un poliziotto e di un cronista di nera (in realtà la maggior parte della narrazione segue le vicende di Del Greco mentre Lugli interviene qua e là a rinforzare la storia), inchieste e indagini – alcune celebri, altre meno – sulla criminalità romana. Attraverso una narrazione completamente in prima persona, il lettore è proiettato all’interno della vita di un poliziotto, fatta di estenuanti appostamenti, sacrifici, rischio, fortuna, intoppi burocratici, soffiate e, ovviamente, scontri a fuoco. E in un arco di tempo che va dai primi anni Ottanta ai giorni nostri, gli autori raccontano con uno stile semplice e diretto i retroscena di fatti che hanno riempito le pagine della cronaca nera dei quotidiani: tra tutti, le gesta di Johnny Lo Zingaro e il famosissimo caso del delitto di via Poma. Il bello di Città a mano armata, chiuso in appendice da un simpatico glossarietto “poliziese-italiano”, sta nell’essere un libro che nasce dall’esperienza diretta, sul campo, di due uomini che hanno fatto del loro lavoro una vera e propria missione; che, citando ancora Bonini, “hanno vissuto il loro mestiere con la passione divorante – e oggi rara di chi non ha mai smesso di guardare il mondo, la sua umanità – in questo caso, dolente, sguaiata, violenta, grottesca – con la curiosità rinnovata di chi, in fondo, non si rassegna al cinismo”.



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