Città ombra

Città ombra
Rocinha, Brasile. Southland, Kenya. Squatter Colony, India. Sultanbeyli, Turchia. Comunità che vivono in quattro paesi diversi, con quattro culture molto diverse tra loro. Ma con una cosa in comune: si tratta di enormi insediamenti abusivi. Si stima che oggi 1 miliardo di abitanti del pianeta Terra (1 su 6) viva in insediamenti abusivi, e se il ritmo di crescita rimane quello attuale, nel 2030 gli 'abusivi' saranno 2 miliardi...
Il giornalista newyorchese Robert Neuwirth (ha scritto per The Nation, The Village Voice, Newsday, The New York Times, Metropolis e City Limits, e ha un blog sulle periferie del mondo chiamato Squattercity, http://squattercity.blogspot.com) ha abitato per più di due anni tra Rocinha, Southland, Squatter Colony e Sultanbeyli, e scoperto un mondo sconosciuto e affascinante. Ha scoperto per esempio che le favelas sono un mercato vitale e innovativo, forse più del centro di Rio de Janeiro: hanno appena scoperto il turismo (garantiscono agli stranieri ospiti prezzi bassissimi e sicurezza assoluta, se si sa chiudere un occhio su servizi e pulizia), hanno sistemi di microcredito efficienti e conoscono perfettamente il consumismo (a Rocinha c'è persino un McDonald's, abusivo anch'esso). Oppure, che gli abitanti della bidonville kenyota di Southland pagano l'acqua più degli abitanti di New York, e che tra di loro sono numerosissimi gli esponenti del ceto medio. O che in Turchia vige una legislazione che permette l'abusivismo edilizio, a patto che le case vengano costruite di notte, e che la comunità di Sultanbeyli (30.000 persone in continua crescita) elegge anche un sindaco, regolarmente riconosciuto dalle autorità di Istanbul. O - infine - che Mumbai, come si chiama Bombay dal 1996, è una città abusiva al 40%, nonostante sia la più ricca del subcontinente indiano. Dopo averci stupito con la topografia di questo mondo incredibile e variopinto ( e non privo, ovviamente, di degrado, violenza, sfruttamento, morte), il magnifico reportage di Neuwirth alza il tiro, e a finire sotto l'obiettivo sono gli squatter occidentali e le radici politico-economiche del fenomeno dell'abusivismo: "Ho cominciato a interrogarmi sulla moralità di un mondo che nega alle persone un posto di lavoro nella zona dove abitano, e poi gli nega un'abitazione nella zona dove sono arrivati per ottenere un lavoro. (...) In fondo, se la società non è disposta a costruire per questa massa di persone, perché loro non dovrebbero avere il diritto di farlo per sé? (..) Le classi abbienti non dovrebbero smettere di lamentarsi delle condizioni delle baraccopoli e piuttosto lavorare insieme agli abusivi per migliorarle?". In questi tempi di razzismo, egoismo e miopia politica, Città ombra è un balsamo prezioso. Per la mente. E per il cuore.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER