Città perfetta

Città perfetta
L’estate di S. Martino rende la giornata particolarmente calda. Un giovane, nudo sul terrazzo, si cosparge il corpo di olio solare al cocco, poi si alza dalla sedia a sdraio, si allaccia intorno al collo una mantellina nera con la Z di Zorro ricamata, e si butta giù. Il ragazzo si chiama Max e lavora alla Simpliciter, una piccola azienda che progetta videogiochi per pc. Una azienda ben strana, i cui componenti, messi insieme dal capo che tutti chiamano Ken per avere sposato una donna bellissima, identica a Barbie, hanno in comune – oltre ad essere dei geni assoluti dell’informatica – il fatto di essere dei disadattati sociali. Bella di giorno è una punk con delle pulsioni da casalinga borghese; Chiara ha un passato misterioso e forse è figlia di un personaggio famoso; Conte ha trascorso la giovinezza in prigione per fuggire da una storia d’amore infelice; Giona, l’io narrante, ha fatto parte in passato di un gruppo di terroristi ecologisti. Poi c’è Max, il bello del gruppo, il ragazzo di successo suonatore di jazz e pieno di donne. L’unico apparentemente in pace con la propria esistenza. Allora perché proprio lui ha deciso di volare giù dal terrazzo? Una grossa holding, la Morgan Corporation, intende assorbire la piccola ma agguerrita Simpliciter per coinvolgerla nel mastodontico progetto della Città Perfetta: un luogo ideale, per persone ad altissimo reddito, in cui si può accedere solo previo test psico-attitudinale. Cosa c’entrano, dunque, i punk anarchici e rivoluzionari della Simpliciter con un progetto simile?
Il lettore viene strattonato - tra adolescenti disturbati, inseguimenti, doppi giochi e suicidi - da una scrittura nervosa, ritmata, ironica e scoppiettante. A tratti anche eccessivamente scoppiettante, nel senso che l’autore avrebbe forse dovuto tenere un po’ più a freno il proprio stile. Guglielmo Pispisa che, oltre a scrivere in solitaria fa anche parte del collettivo Kai Zen, in questo romanzo riesce tuttavia a tenere insieme molto bene la controcultura col mondo degli affari, i videogiochi e il disagio giovanile. Città Perfetta è un’opera pop riuscita, dai colori acidi e accesi, che piacerà a quei lettori amanti della trama e dell’azione. Il libro regala anche richiami alla fantapolitica, pur non perdendo di vista una severa critica sociale. La città perfetta del romanzo è un’utopia malata, è l’eccessivo potere del marketing e del consumismo sulla creatività e libertà individuale. Un mondo in cui, più che i politici, sono i guru dell’alta finanza a orientare la vita delle persone. Fantascienza?

 

 

 

 
 
 
 
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