Città sola

Città sola

Olivia è una giornalista. Si trasferisce dalla Gran Bretagna a New York per amore, sta per andare a convivere con il suo ragazzo. Ma, appena giunta in città, lui la lascia. Ormai però è arrivata nella Grande Mela e decide di restare, almeno per un po’. Comincia per lei così un periodo di totale solitudine seppur in una metropoli brulicante di vita. “Si può essere soli ovunque ma la solitudine che viene dal vivere in una città, circondati da milioni di persone ha un sapore tutto suo. […] È possibile – persino facile – sentirsi come un guscio vuoto e disabitato pur vivendo a stretto contatto con gli altri”. È qui che si troverà a riflettere sulla condizione intrinseca dello star soli e su come questa condizione abbia rappresentato il tratto distintivo di artisti di vario genere, lasciando in modo diverso segni indelebili sulla loro produzione. Edward Hopper, Andy Warhol, Henry Darger, David Wojnarowicz: tutti e quattro si sono confrontati con la solitudine, tutti e quattro l’hanno vissuta, affrontata e raccontata attraverso le forme d’arte più disparate. Il primo, capace come nessuno di dipingere la solitudine urbana. E poi, Warhol, che ha toccato con mano la sensazione di isolamento, ci ha combattuto per tutta la sua esistenza, nonostante la presenza fissa attorno a lui del suo “luccicante entourage” dimostrasse il contrario. La vita di Darger è invece costellata di solitudine, tant’è che la fama per lui arriva solo dopo la morte, rendendolo uno dei massimi esponenti della Outsider Art. Wojnarowicz ha rappresentato una voce potente di una generazione di artisti, capace di trasformare una vita difficilissima in un’espressività multiforme. Dennis Wilson cantava in una canzone, “la solitudine è un posto molto speciale”, questo è ciò che Olivia piano piano scopre in questo periodo almeno apparentemente buio…

Città sola è il primo libro tradotto in italiano di Olivia Laing, scrittrice e critica letteraria inglese, già responsabile della sezione Libri del quotidiano “Observer”. Un saggio dalle tante sfaccettature che racconta con una meticolosità quasi chirurgica i tanti lati della solitudine. Una sensazione che “è difficile da confessare; difficile da catalogare. Come la depressione, uno stato con cui spesso si interseca, può penetrare in profondità nel tessuto di una persona e diventare un tratto distintivo, come avere la risata facile o i capelli rossi. Ancora, può essere transitoria, lambirci e ritirasi in risposta a circostanze esterne, un lutto, una rottura o un cambiamento delle frequentazioni”. Olivia a New York cambia case, cerca punti di riferimento, non li trova. Prova alienazione talvolta vergogna. E in questo stesso periodo studia come una forsennata la vita di chi questa solitudine l’ha vissuta, sofferta e trasformata in arte. Quattro grandi personaggi, molto diversi tra loro, quelli su cui concentra la sua attenzione, facendo scoprire o riscoprire al lettore aneddoti poco conosciuti. Quel periodo trascorso senza nessuno nella metropoli americana, scaturito da una rottura, da una delusione d’amore, fa emergere riflessioni profonde e analisi approfondite. E così leggendo ci tuffiamo nella storia di Valerie Solanas, l’artista che sparò a Warhol, entriamo nell’universo oscuro di Darger che mai nessuno conobbe in vita, e ancora facciamo un viaggio doloroso nei primi anni del dilagare dell’AIDS attraverso la rappresentazione vivida, disturbante e pungente di Wojnarowicz. Come scrive la Laing, “dalla città sola sono emerse tante cose meravigliose: cose forgiate nella solitudine ma anche utili per riscattarsene”.



0
 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER