In città zero gradi

In città zero gradi
Max odia il Natale, non tanto per il Natale  in sé, quanto perché da anni non fa altro che trascorrerlo in solitudine, anzi in compagnia di una pigra e baffuta palla di pelo ispido: Kurt. Un cane particolare, non particolarmente avvezzo al movimento, lontano dalla vivacità del classico amico a quattro zampe, sempre accucciato pesantemente su se stesso. Insomma, non esattamente un animale da compagnia. Per questo Max ha deciso: come ogni anno il fido Kurt, di cui spesso dimentica l’esistenza, vivrà la magia del Natale spalmato tra il pavimento e la sua cuccia, mentre lui, Max, no. Quello che gli ci vuole è un viaggio, in un luogo che di natalizio, almeno secondo l’immagine occidentale, ha ben poco: le Maldive. Resta solo un piccolo, insignificante, dettaglio: a chi mollare Kurt? La ricerca di qualcuno che si occupi di un cane, così lontano dall’esserlo, privo di qualsiasi spirito e voglia di vivere da cane, sembra difficile, ma solo all’inizio. Il caso vuole che poco distante, sia spiritualmente che fisicamente, ci sia Katrin. La sua descrizione è semplice: donna sull’orlo dei trent’anni, che finge di ringraziare quotidianamente qualche strana entità per una vita noiosa, piena di fallimenti sentimentali, schiacciata da una zavorra non indifferente, ovvero degli ingombranti, ansiosi all’inverosimile e invadenti genitori. La missione quest’anno, proprio in occasione del suo trentesimo compleanno che, il caso vuole, cada proprio la Vigilia di Natale, è soltanto una: evitare il temuto cenone, prolungato all’abbondante e tradizionale pranzo a casa di mammina e papino. Kurt è la sua salvezza: con la scusa di prendersene cura, Katrin potrà godersi il suo fantastico Natale in solitudine. Peccato che a sconvolgere i suoi piani ci sarà l’inevitabile incontro con Max, con annesso sconvolgimento ormonale e sentimentale. Max però ha un piccolo problema, sconosciuto ai più, ma ben noto alla sua lunga sfilza di donne deluse: quando bacia ha la nausea. E dire “nausea” significa usare un eufemismo...
Daniel Glattauer ci diverte con il suo romanzo leggero e piacevole. Un’ironia sottile, pochi giri di parole, utili a disegnare davanti agli occhi del lettore personaggi e situazioni al limite tra l’imbarazzante e il grottesco. Dalla sua penna, Kurt, il cane più passivo del mondo, sembra godersi il piacere di un teatrino o di una commedia degli equivoci, mai turbato dai guai e dalle peripezie del suo padrone Max, o della sua quasi padrona, Katrin. L’autore ci presenta una storia a due facce, raccontata da due punti di vista divergenti e convergenti allo stesso momento. Non sarà stato semplice per la traduttrice Leonella Basiglini rendere in modo soddisfacente, senza cadere in stereotipi o frasi fatte, uno stile particolarissimo, che comprende sagacia, battute velate, considerazioni fuori dalle righe. Se la storia, e soprattutto il suo epilogo, possono risultare prevedibili dalle prime pagine del romanzo, non lo sono assolutamente gli episodi che lo compongono, le reazioni dei personaggi e i loro commenti. Tutto si mantiene in equilibrio, al confine tra realtà ed esagerazione. Un’esagerazione che non infastidisce ma diverte e ci fa sentire un po’ Max, a volte Katrin e, spesso, anche Kurt.

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