Clorofilia

Savelij insieme alla compagna Varvara ‒ una coppia della Mosca “bene”, secolo XXII ‒ esce di casa come tutti i giorni, attraversa il centro e si disgusta dello spacciatore che si propone al finestrino. Si occupa di giornalismo d’inchiesta, sta lavorando a un reportage sulla questione dei lavoratori russi, in un panorama socio-politico che vede l’intera Siberia appaltata ai cinesi e Mosca in una situazione di netta divisione tra ceto sociale elevato ‒ tutto in vetta (letteralmente) ai grattacieli di novanta e più piani che dominano la città ‒ e uno che vive allo stato protoanimale alla base della catena economica. Ma non è questo il vero caso che sconvolge la vita di Savelij e che farà tremare le ginocchia ai benestanti che, come recita lo slogan perpetuo proiettato nei cieli moscoviti “non devono niente a nessuno”. Tutta la città è infatti infestata da una folta foresta di erba dai poteri eccitanti, raffinata in modi sempre più puri man mano che la classe sociale sale di piano. A terra ci sono gli erbivori, che si accontentano del consumo allo stato primordiale o quasi. Ma si sa davvero tutto quello che c’è da sapere su questa sostanza che tanto piace ai ricchi?

Clorofilia, la cui edizione originale risale al 2009, inanella una serie di tòpoi che mattone su mattone costruiscono una città-universo futuristica da manuale. Controllo dall’alto, protagonista e la sua inchiesta compresi. Non si fa fatica a leggere in questo futuro distopico, più velatamente che nel contemporaneo Psicoagente (dello stesso autore, uscito nel 2014) ma comunque chiaro, il riferimento ad un presente di strapotere e dipendenze, vizi e ricchezze. Andrej Rubanov, che giornalista lo è nella realtà, scrive un romanzo di qui egli stesso potrebbe essere protagonista. Nello stesso tempo architetta una mordace critica alla società odierna russa ‒ e non solo e un universo che rimanda ad altri scenari tutti letterari. La sua organizzazione sociale per incolonnamento e piani ricorda quel meraviglioso Sette piani di Buzzati, il racconto in cui venivano divisi in uno spaventoso ospedale, dal più alto al più basso livello, i sani dai moribondi, e quello Snowpiercer, fumetto e film del 2013, in cui l’impilamento delle classi sociali era stressato all’estremo nella dimensione orizzontale di un unico treno che in blocchi di vagoni raggruppava in quel caso tutta l’umanità.



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