Cockney è bello

Cockney è bello
Alex è un militante skinhead attivo nell'area milanese della SHARP, animatore dell'O.r.so. ( (Officina di Resistenza Sociale). Lo si capisce dai boots che indossa, dal bomber nero e dai tatuaggi che ha sul braccio sinistro, due martelli incrociati simbolo della squadra di calcio inglese del West Ham con sotto la scritta “Spirit 69”, anno di nascita degli skinhead ingesi. Alex è anche un ultras del Milan e sostenitore della black music, ed ogni mercoledì in compagnia della sua “banda” si ritrova sin dai primi novanta in pista a ballarla, al Leocanvallo. Le “risse politiche” in un Centro Sociale come lo è il Leo o nello stadio Bentegodi quando c’è Verona-Milan sono il pane che mastica.  Anche Bilbao, simbolo dell'autonomia basca, fa riaffiorare quel desiderio di indipendenza, appartenenza politica  a suon di …. ska.  Dax, un amico fraterno, un compagno ucciso per mano fascista il 16 marzo del 2003, è un ricordo che porta ancora vivo nella mente. E nelle lotte. Nell'autorganizzazione sui posti di lavoro, nella pratica dell'antifascismo militante, nell'occupazione per scopi abitativi e nella diffusione di una cultura antagonista. Alex vive sulla propria pelle il conflitto con i Metallari, i Paninari e i Punk nei primissimi '80. Le giornate passate nelle sale gioco a fare baldoria con gli amici del quartiere, compagni d'avventura nelle grigie annate che caratterizzano  l'infanzia a Voghera, tra una scazzottata e una giornata passata lontano dai banchi di scuola. Alex è figlio di un operaio palermitano emigrato in Lombardia  passando dalla Francia, dove ha conosciuto l'esclusione sociale, il lavoro a cottimo, la prigione e l'evasione. Alex è un... Cockney…
Cockney è bello è un romanzo a presa diretta, dal linguaggio crudo come lo è il conflitto sociale e dallo stile semplice ma mai banale, in cui la narrazione si fa memoria collettiva ed offre al lettore interessanti spunti per un'analisi sociopolitica, proiettandolo in un contesto inusuale per chi non “mastica” questi ambienti,  obbligandolo ad indossare il “suo” (quello dell'autore) vestito ideologico. Dopo il primo romanzo (Interminabili disordini) Alex Alesi ritorna  a parlare di fede politica, calcistica, di musica e di immigrazione, il tutto senza  filtri o sofismi poetici, lui che ha l'hobby della poesia. Il linguaggio è arricchito da elementi funzionali per una critica della società contemporanea, dove ad emergere sono le contraddizioni che spesso è costretto a vivere un cockney - termine dispregiativo usato nello slang londinese per indicare un proletario o sottoproletario - che ha solo pochi mezzi a disposizione per emergere o far ascoltare la propria voce: la lotta e la rabbia. Nel libro convivono diverse anime, quella dell'adolescente di periferia che fa della territorialità e della fisicità la sua testa d'ariete e quella riottosa del militante politico ed ultras, un binomio questo che fa di Cockney è bello un romanzo impegnato, collocandolo in quel filone di pensiero che prende il nome di “Letteratura e conflitto”, in cui il libro diventa uno strumento di storia e storie sociali  e generazionali, narrato e vissuto dai protagonisti di questo vivace spaccato antropologico.

 

 

 

 
 
 
 
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