Codice Beta

Codice Beta

23 agosto 1972, ore 5. Graves sbarca da un elicottero del Governo Usa all’aeroporto di Los Angeles in una pallida alba d’agosto. Una berlina già lo attende. Nella vicina San Diego fervono i preparativi per l’imminente Convention del Partito Repubblicano, ma tutti i funzionari governativi più o meno sotto copertura fanno base a L.A., che è più attrezzata tecnologicamente. Lo staff di Graves ha requisito l’intero piano di un palazzo: c’era un’agenzia di viaggi là fino a poco tempo prima, e le stanze sono piene di macchine da scrivere e linee telefoniche. Il funzionario del Dipartimento di Stato controlla nervosamente l’orologio: tra un’ora lo attende un briefing. Oggetto della riunione una serie di illecite connessioni a una banca dati della Difesa. Le indagini hanno accertato che a collegarsi è stato un tale Timothy Drew, ex ufficiale dell’US Army e soprattutto amico di John Wright, un politico ultrareazionario leader del movimento “Americani per una nazione migliore”…

Tra il 1966 e il 1972 - mentre studiava Medicina alla Harvard Medical School prima e mentre lavorava come specializzando al Boston City Hospital poi - Michael Crichton pubblicò ben otto romanzi con lo pseudonimo John Lange (Länge in tedesco vuol dire “lunghezza”, si trattava di una scherzosa allusione dello scrittore e medico statunitense alla sua altezza, superiore ai 2 metri). Dopo un’edizione datata 1975 ne I Gialli Garzanti con il titolo Copione Beta l’ultimo uscito degli otto, Codice Beta, oggi - a quasi mezzo secolo di distanza - torna in libreria. Meritava una ristampa? Crichton stesso una volta ebbe a dire dei suoi libri firmati John Lange: “I miei competitor erano i film da vedere sull’aereo. Uno doveva poter leggere il mio libro in un’ora e mezza e divertirsi di più che a vedere Doris Day. Io li scrivevo velocemente e il lettore li leggeva velocemente”. La capacità di intrattenere di un gigante come Crichton (sebbene qui quasi agli esordi) è fuori discussione, ma pretendere che un fan delle spy-story hi-tech del XXI secolo si esalti per un plot in cui la grande trovata - e nel 1972 lo era davvero, ci mancherebbe - è “scaricare dati” da una linea telefonica è pretesa un po’ troppo ottimistica. Un peccato, perché altri ingredienti del romanzo buttati là con nonchalance, per esempio la scansione della narrazione in sole 12 ore di “conto alla rovescia” o la natura dell’apocalittico complotto terroristico del mad villain di turno, lasciano intravedere in questo romanziere-ragazzo il maestro che sarebbe diventato.



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