Codice Kingfisher

Codice Kingfisher
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Grace Elliott vorrebbe dare una svolta alla sua carriera di giornalista, ma ogni volta che ha una buona idea ecco che arriva qualcosa a frapporsi tra lei e il successo. Oggi ha visto reagire tiepidamente Steadman Coe, il suo direttore, a una intervista esclusiva a Violet Rain, attrice porno che avrebbe avuto una relazione nascosta con Anthony Craig, chiacchierato candidato alla presidenza degli Stati Uniti. Il “National Flash”, cioè la testata per cui Grace scrive, ha deciso di comprare la storia ma non di pubblicarla. Un altro insuccesso di una vita professionale che stenta a decollare, anche se a dirla tutta è l’intera vita di Grace che stenta a decollare, tra un matrimonio fallito e una madre bisognosa di cure che non si può permettere. L’unico vantaggio è che l’attenzione attorno al candidato Craig ha riportato in auge anche la sua ex moglie, Elena, superstar del jet-set a stelle e strisce, per la quale Grace cura una rubrica del giornale in cui si parla di moda, cibo, gossip, divorzi, maternità e tante altre meraviglie a buon mercato. Per la giornalista si prospetta un viaggio in Repubblica Ceca, dato che Elena ormai sembra esserle talmente affezionata da volerla accanto a sé in questo suo personalissimo ritorno alle origini. Tutto infatti è iniziato a Mlada Boleslav, cittadina della Boemia dove Elena Klimentovà mosse i suoi primi passi come promessa cecoslovacca della ginnastica…

In questo Codice Kingfisher ci sono tutte le premesse per trovarsi davanti a un libro divisivo, che può essere grande capolavoro o grande castroneria: una penna che preferisce rimanere anonima, un candidato alla presidenza statunitense egocentrico, arrogante, dal vistoso riporto e in orbita russa, una bella e avvenente (ex) moglie dal nebuloso passato oltre-cortina e una giornalista che cerca di far luce su un mistero talmente complesso da risultare incredibile. Cosa? Non vi sembra qualcosa di troppo diverso da un articolo del “Washington Post”, del “New York Times” o delle supposizioni della commissione Russiagate capitanata da quel falco di Robert Mueller? Beh, avete indovinato. In questo libro, seppur con nomi e cognomi inventati, si parla di personaggi realmente esistenti, in particolare di Donald Trump e della sua ex-moglie Ivana (nel romanzo “rondine” dei servizi segreti sovietici infiltrata nel bel mondo occidentale), declinati secondo le esigenze narrative di un lavoro che richiama alla memoria maestri del genere quali Forsyth e Le Carrè. L’autore o autrice dimostra di saper padroneggiare il ritmo convulso della spy story e non lesina incursioni in location (da Praga a Strasburgo, passando per Montréal e New York) e periodi storici vari, coprendo un arco narrativo che va da fine anni ’60 all’ Election Day del 2016. Il libro non sfugge a una certa rigidità nelle caratterizzazioni, con le spie russe dipinte come implacabili macchine calcolatrici prive di scrupoli e i protagonisti un po’ ingessati in ruoli che conducono a un epilogo solo apparentemente sorprendente. C’è però brio, e la lettura scorre veloce, soprattutto quando la componente di trama fantapolitica prende il sopravvento. Per non lasciare inevaso l’interrogativo posto all’inizio del commento a questo libro, non ci troviamo di fronte né a un capolavoro, né a una castroneria, ma a un solido romanzo di spionaggio abile nello sfruttare le suggestioni e le teorie relative alla ingerenze russe nella campagna elettorale che hanno portato Donald Trump a conquistare la Casa Bianca. Forse programmato come successo di scandalo, Codice Kingfisher dimostra di potersi reggere dignitosamente sulle sue gambe.



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