Coincidenze

Coincidenze
Non ci sono santi: “L’orario del decollo è fissato alle diciotto”. Il volo è stato rimandato di sei ore, non resta che aspettare. Una visita all’amico che lavora in aeroporto, un caffè al bar, una pausa al ristorante, ripercorrere con la mente il programma per quel fine settimana a New York: la riunione è fissata per la mattina successiva, poi il ritorno all’albergo preferito, sulla sessantaquattresima, qualche telefonata agli amici… ma un attimo un attimo, prima c’è da sfangare questa lunghissima attesa. Il ristorante strabocca di persone, una babele di lingue, ma un posto singolo per lui c’è: vedi i vantaggi della solitudine. Eppure non è sempre stato solo, l’ingegnere, una convivenza appena conclusa alle spalle, di 5 anni. E prima ancora lei, dai ventisei ai trent’anni lei, la stessa donna che ora, in questo momento, dopo 8 anni, con una andatura dinoccolata avanza tra i tavoli e punta dritta al suo… L’incontro imprevisto con il passato, l’attrazione reciproca che torna e sorprende i due individui, la corsa in albergo per tramortire le ore nel più eccellente dei modi, la decisione improvvisa di partire insieme per New York e fare finalmente quel viaggio che tanto avrebbero voluto fare prima che la fine arrivasse. Tutto ciò che sarebbe impossibile in un altro luogo e in un altro tempo diventa reale e avverabile in un non-luogo come l’aeroporto, in uno spazio di tempo sospeso come l’attesa. Ma quando la realtà si approssima l’incantesimo si spezza. E si dissolve...
Le coincidenze di cui parla Kerbaker sono queste: momenti in cui le cose accadono, prive di relazione, di causalità, senza intenzioni né preavvisi. L’inverosimile si dipana facile e disinvolto sotto i nostri occhi, il parlare diventa fluido, e il ritrovarsi dopo 8 anni può apparire semplice come fosse l’incontro con una persona lasciata un giorno prima. Kerbaker sceglie un registro asettico: una terza persona che alterna il punto di vista dell’ingegnere a quello della donna, attrice e regista teatrale, madre di due figli, tanto granitica quanto insicura. Descrizioni dettagliate e freddo calcolo matematico quando la narrazione prende il passo dallo sguardo maschile, più intima e rivolta all’interno la scrittura che dà voce ai pensieri femminili. Collaboratore del “Corriere della Sera”, e da vent’anni dedito all’organizzazione della cultura (di un anno fa il saggio “Lo stato dell’arte” sempre per Bompiani), Andrea Kerbaker racconta quanto sia difficile stabilire il contatto e la comunicazione fra esseri umani e quanto a volte il destino delle persone possa essere incrinato da un evento estemporaneo, che lacera un barriera di convinzioni e garanzie, messe lì apposta per proteggerci dall’inatteso. Le coincidenze, invece, ci spiazzano, ci colgono a difese abbassate, e ci permettono, il tempo di uno sciopero aereo, di pensare che qualcosa di diverso forse è ancora possibile.

 

 

 

 
 
 
 
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