Colorado Kid

Il “Weekly Islander” è il giornale locale di Moose-Lookit, un’isoletta di fronte alle coste del Maine. Un posto talmente piccolo che anche la redazione del suo giornale si riduce solamente ai proprietari nonché unici giornalisti: l’ ultrasessantenne Vince Teague e Dave Bowie, un arzillo vecchietto che potrebbe essere suo padre. Ai due, che ormai formano un team collaudato e infallibile, si è aggiunta negli ultimi tre mesi Stephannie McCann, una studentessa di giornalismo dell’Ohio che ha scelto il “Weekly Islander” per il suo stage. Non che Stephannie si aspettasse di dover riportare notizie di richiamo nazionale o di osservare i due veterani all’opera con inchieste sul campo o scoop da “breaking news”: nell’isola non succede mai niente e il massimo che la ragazza può fare è la cronaca della sagra di paese. Eppure, come ogni isola che si rispetti, c’è sempre qualche mistero irrisolto e un lungo pomeriggio Dave e Vince si incaricano di spiegare alla giovane il mistero di “Colorado Kid”. Venticinque anni prima, due adolescenti hanno trovato un cadavere in spiaggia, soprannominato in seguito appunto Colorado Kid. Senza documenti, l’uomo sembrava essersi soffocato inghiottendo un pezzo di carne.  Eppure non appena i giornalisti avevano cominciato a scavare a fondo avevano scoperto che le cose non erano così semplici e che dietro l’apparenza si celava un vero e proprio mistero. Comincia così il resoconto delle indagini e la prima vera prova per Stephannie: riuscirà con il solo intuito a districare un mistero che ad ogni parola risulta ancora più intricato?

Un romanzo che pare incompiuto, un omaggio a Agatha Christie, un esercizio di stile... : questi sono solo alcuni dei modi in cui è stato descritto questo “racconto lungo” di Stephen King. E con tutte queste definizioni ci possiamo trovare d’accordo. King non si smentisce nemmeno questa volta, ribaltando completamente le regole di qualsiasi mystery novel che si rispetti: d’altra parte, essendo lui il maestro di questo genere forse è anche uno dei pochi che può permettersi di reinventarne le convenzioni. In Colorado Kid infatti non sappiamo fino alla fine qual è il mistero da risolvere, cosa che in tutti i gialli che si rispettino è invece chiara fin dall’inizio. Tutti noi siamo la stagista che cerca di scoprire - a distanza di anni e basandosi solo sul racconto delle investigazioni - qualche particolare o connessione sfuggita ai due maturi ma non per niente disillusi giornalisti. Non è un giallo come gli altri, e qui risiede la genialità di King, talmente bravo a creare tensione che poco importa cosa racconta e perché, col rischio di cadere nell’autocelebrazione e di rompere un patto tacito con il suo lettore storico. Ma ci sono comunque i tre panini di Mangialibri, perché ci sono il Maine (Jessica Fletcher vi ricorda qualcosa?), un mistero sulla spiaggia, presenze soprannaturali e un punto interrogativo finale che se non cercate il lieto fine a tutti i costi non potrete non apprezzare. Forse l’unico modo per avvicinarsi a questo centinaio di pagine è proprio prendere coscienza di essere davanti a un maestro che ci svela una voragine e accettare, come è stato detto, che nemmeno nella vita reale tutti i misteri trovano una soluzione. A questo romanzo si è ispirata la serie televisiva “Haven”.



 

 

 

 
 
 
 

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