Colpevoli di omicidio

Colpevoli di omicidio
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Il trasferimento da un penitenziario a un altro può essere stressante e angosciante. Non solo abbandoni un edificio ma gli amici con cui hai stretto legami, devi passare dagli scomodi carceri di smistamento per arrivare a una nuova destinazione senza sapere quale destino ti aspetti. È un faticoso ricominciare tutto da capo, specie per lui che è da dieci anni al fresco e deve scontarne un’altra quindicina per omicidio. Ormai sa bene cosa significhi vivere in una “cella di due metri per tre”, sopportare con pazienza la parlata urlata a squarciagola dei compagni di detenzione, come l’odioso Chui, che gridano in continuazione per darti fastidio. Ha imparato molto su come muoversi in spazi ristretti a contatto con un’umanità pericolosa e imprevedibile, in modo particolare per lui che proviene da una famiglia agiata, ha una laurea in economia aziendale e una faccia bianca pulita. Salvaguardare la propria sicurezza è fondamentale in una prigione. Per questo cerca di non farsi vedere un debole o un effeminato per non finire stuprato su un lavatoio o a terra con la faccia ridotta a un grumo di sangue. I suoi anticorpi per sopravvivere sono la pittura a olio, la lettura, la scrittura e soprattutto Lily…

Il carcere è per il detenuto una “nuova casa”, tutta “cemento o acciaio”, sbarre, limitazioni. Per Danner Darcleight, condannato a una pena di venticinque anni per omicidio a causa dell’eroina, questo microcosmo così brutale e volgare ha rappresentato una profonda presa di coscienza: accettarsi, riscattarsi con la scrittura e trovare, paradossalmente, la libertà proprio quando giuridicamente gli è stata tolta. In una prosa asciutta e realistica, priva di cadute pietistiche o di false mitizzazioni, racconta i meccanismi ambigui e perversi della vita carceraria, i suoi pericoli, i suoi momenti di affettività, la distanza tra il “dentro”, un presente aspro, e il “fuori”, un passato nostalgico e dolente. I carcerati, sottolinea, sono considerati “giocattoli rotti” che non servono più a niente, da buttare nella spazzatura. Eppure, se vogliono, possono tornare, da “proprietà istituzionale” a cui sono stati ridotti, a essere delle persone. Colpevoli di omicidio, che ricorda da vicino un classico della letteratura carceraria come Animal Factory di Edward Bunker, è un saggio autobiografico nel quale Darcleight si mette a nudo con una spietatezza che raramente è dato trovare senza perdonarsi nulla.



 

 

 

 
 
 
 

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