Colpi al cuore

Colpi al cuore
Siamo nella Helsinki degli anni '70: Ilona è una donna come tante, con una bambina che fa fatica ad addormentarsi che la costringe a notti insonni e un figlio poco più grande. Una donna sposata, che fa un lavoro che non le piace, ma le permette di mandare avanti la famiglia. Già, perché suo marito Raimo è disoccupato da molto tempo, e non fa assolutamente niente per trovarsi un nuovo lavoro. Al contrario spende il tempo che ha a disposizione per coltivare la sua spropositata passione per il cinema d’azione. Non importa che la bambina abbia il pannolino pieno o che il piccolo protesti, conta solo il fatto che la moglie, stremata dalle notti in piedi, non abbia risposto ad una sua richiesta. Raimo, quasi estraneo ai bisogni familiari, trascorre intere giornate davanti alla tv sfinendo di telefonate gli operatori delle Radiotelevisione di stato con assurde richieste e consigli sulla programmazione e a scrivere lettere su lettere ad un noto regista finlandese autore di uno dei suoi film preferiti, tal Mikko Nikanen. Nonostante Raimo non incarni l’ideale del principe azzurro e che Ilona si lamenti del suo sgarbato modo di fare e della sua indolenza, la donna non può fare a meno di amarlo e di riconoscere in lui un autentico macho. Dall’altra parte dell’oceano, intanto, in un ufficio della Paramount Picture, Francis Ford Coppola e uno dei più noti produttori hollywooddiani stanno mettendo nero su bianco le premesse che poteranno a girare "Il Padrino". Incontriamo così anche Marlon Brando e il suo caratteraccio, il giovane Al Pacino e impariamo a conoscere il giovane regista che sta muovendo i passi più importanti della sua carriera. Un problema di budget porta la troupe americana a girare alcune scene proprio in Finlandia, dove possono contare sull’aiuto del ben introdotto Mikko. Quale migliore occasione per Raimo di poter vedere da vicino la lavorazione di un film americano, incontrare attori e registi e perché no, poter dire la propria?
Poco importa se in realtà "Il Padrino" fu girato interamente in California e che per giustificare l’espediente di una ‘gita in Finlandia’ sia stata scomodata addirittura la Mafia, ciò che conta è la passione che Kari Hotakainen ha messo nel suo libro per divertire e divertirsi. I numerosi artifici strutturali (il libro è diviso in quattro parti: ingredienti, preparazione, tavola imbandita, dessert, un anno dopo) servono non solo a scandire la storia, ma anche a ricordare al lettore che siamo appunto dentro a una storia, una commedia, un sogno, un luogo cioè dove i confini non sono fisici e dove può succedere tutto. E tutto quello che succede diventa credibile grazie alla capacità dello scrittore-regista di mescolare realtà e finzione, miseria e sogno, verità e leggerezza, cucinando sapientemente una zuppa di miti e leggende tratte dalla tradizione e spietato realismo. La scrittura di Hotakainen è semplice ed essenziale, veloce, senza artifici: al linguaggio è stata aggiunta una sfumatura gergale, forse per avvicinarlo alla cruda contemporaneità del protagonista, un appeal brusco e disincantato che scade però di tanto in tanto in un abuso di parolacce che poco aggiunge alla già palese virilità di Raimo. Non è un caso che l’autore Kari Hotakainen sia stato definito da Paasilinna 'un umorista temibile, intelligente, acuto, quasi calcolatore' e che sia, a giusta ragione, una delle penne più promettenti tra i suoi conterranei. Il suo precedente romanzo Via della Trincea è stato tradotto in ventitrè lingue, la stessa sorte che 'rischia' di avere Colpi al cuore.

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