Colpisci il tuo cuore

Colpisci il tuo cuore
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Marie è una ragazza brillante, bellissima, senza difetti apparenti. Tutto il mondo la invidia, quando entra in una stanza gli sguardi si voltano verso di lei, altri sguardi si allontanano imbarazzati, coscienti di non poter aspirare ad avere la sua attenzione. Marie adora essere al centro dell’attenzione, gode dell’invidia altrui e sembrava voler esistere solo per causare gelosia nel cuore degli altri. Si innamora di Olivier solo perché è il ragazzo più desiderato della sua città e da lui, giovanissima, ha una figlia. Quell’evento non suscita in lei la gioia prevista. La sua vita a vent’anni sembra ormai rovinata dall’arrivo della piccola Diane, i suoi sogni infranti dal successivo matrimonio riparatore. Ma tutto intorno la gente non fa che parlare di quella famiglia perfetta, il ritratto della vera bellezza. Marie rinasce grazie a quell’interesse e poco importa se proprio non riesce a provare nulla per quell’essere appena nato. Decide di rimettersi a studiare, tornare al lavoro e affida Diane alle cure dei genitori che, constatata l’anaffettività della figlia, di buon grado crescono la nipote che merita ai loro occhi preoccupati di essere amata. Agli occhi di Diane però sua madre è semplicemente una dea, pende dalle sue labbra e desidera così tanto di essere ricambiata che persino un avvicinamente involontario le fa battere il cuore. Quel muscolo dove risiede il genio, come dice Musset, che Marie sente di nuovo dentro di sé soltanto alla nascita degli altri suoi figli, soprattutto della piccola, adorata Celia; quel centro dell’affettività che Diane sente spezzarsi inesorabilmente ad un’età prematura, quando la Dea la allonanerà da casa per fare spazio al suo vero, unico amore…

Non è la prima volta che Amélie Nothomb parla di gelosia nei suoi libri. Questo sentimento è stato al centro in passato delle storie narrate in alcuni dei suoi romanzi più riusciti, come Antichrista o Dizionario dei nomi propri. La differenza qui è che alla gelosia si aggiunge la mancanza di amore materno. Marie – non a caso la scrittrice le ha dato il nome della Madre per eccellenza – non riesce a provare nulla per la sua primogenita, se non fastidio per la sua bellezza che offusca l’attenzione che pensa solo lei di meritare. La disperazione della piccola Diane è commovente, potente, eccessiva in alcuni tratti – a cinque anni già analizza i suoi sentimenti come una psicologa di chiara fama. Quasi ad avallare la teoria di Musset che in un verso della sua poesia A mon ami Edouard B., da cui il titolo del libro è tratto, sottolineava come nel cuore, oltre alla sofferenza e all’amore, ci sia il genio. Diane è a tutti gli effetti un genio a cui hanno rimosso il cuore da piccola, perché sua madre non le ha mai insegnato ad usarlo. Lo stile narrativo non è quello a cui sono abituati i lettori della Nothomb e persino il linguaggio subisce un processo di semplificazione che va ad eliminare gli arcaismi a lei tanto cari. Fa però piacere vedere come l’autrice si sia distaccata dai suoi esperimenti di scrittura più recenti, come ad esempio Riccardin dal ciuffo, e sia tornata a scrivere di sentimenti umani, soprattutto nella loro versione più malata e contradditoria, pur rimanendo, purtroppo, in superficie e non addentrandosi mai fino al cuore – è il caso di dirlo – della vicenda raccontata.



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