Colui che gli dei vogliono distruggere

Colui che gli dei vogliono distruggere

Su Terra L, nel tratto di via Emilia tra Reggio e Modena, due individui viaggiano – o meglio tentano di farlo – nel traffico congestionato da colonne di TIR e pioggia acida di fine giornata. Sono Daniel Drum e la sua fidanzata Sandra. Lui la ama alla follia, lei tiene a lui più o meno come una padroncina può tenere ad un criceto. Il fatto è che Sandra non ha occhi e cuore che per Leviatan, il supereroe buono che veglia su Terra L da oltre un secolo, difendendola da ogni sorta di pericolo. Ah, se la ragazza sapesse... Il suo rammollito fidanzato difatti, agli occhi di tutti innocuo e mansueto proprietario di un piccolo negozietto di dischi e fumetti vintage, altri non è che proprio l’alter ego umano di Leviatan. E Daniel-Leviatan, purtroppo sa di quell’amore segreto, ma nulla può dinanzi al paradossale e frustrante ruolo di geloso e cornuto di se stesso. Oltretutto il buon supereroe è costantemente concentrato sul dover tenere i suoi superpoteri (che come l’antibiotico gli scadono improrogabilmente ogni dodici ore, senza che lui possa assolutamente indovinarne in anticipo la natura) sempre all’erta, visto la caccia serrata che gli da Ragnarok, il suo più fedele antagonista. Ma Leviatan deve anche guardarsi le spalle da un nugolo di ex musicisti impazziti e caduti in depressione dopo essere stati tutti scippati di anima artistica e successi, un attimo prima che gli stessi si attuassero. Tutti ora divenuti complottisti e tutti decisi a vendicarsi di quell’essere immondo rispondente al nome di Johnny Grey. Su Terra Prima invece Kabra passa le sue giornate diviso tra l’amore impossibile per la schizzata Elettra, bassista del suo gruppo rock, e l’angoscia divorante di dover scrivere in pochissimo tempo il pezzo della vita, proprio per cercare di rilanciare una volta per tutte i suoi amati Despero, band alla svolta decisiva della sua carriera. L’impresa è ardua, perché il buon Kabra ha confessato al loro ignaro agente di averlo già in saccoccia il famigerato pezzo salvavita e salvacarriera. Nulla sembrano avere in comune dunque i due universi paralleli Terra L e Terra Prima. Eppure, quando durante un temporale il frontman degli sfigatissimi Tarantole del Rock viene centrato in pieno da un fulmine...

Gianluca Morozzi, come il miglior Baggio rossoblù d’annata, questa volta dà sfogo a tutta la sua fervida creatività e fantasia, e mette in scena un fumettone che è sopratutto e innanzitutto un grande romanzo. Innovativo, geniale e originale nella sua semplicità, Morozzi una volta di più dimostra che non c’è bisogno di fuochi d’artificio ed effetti speciali a tutti i costi per confezionare un prodotto di qualità. Che la grandezza di uno scrittore – tre piani narrativi con salti temporali e verbali, e temi impegnati e impegnativi messi in scena con la solita frizzante ilarità – si può trovare anche tra le pieghe delle calzamaglie stropicciate dei suoi (super)eroi, senza necessariamente scomodare psicologi dell’infanzia, anatomopatologi e serial killer sessuomani. Il Pupi Avati del rock (i suoi personaggi sarebbero state perfette interpretazioni per la maschera dolce e sfortunata di Nik Novecento) insomma colpisce ancora nel segno e dimostra anzi di progredire e migliorare - come il buon vino - col trascorrere del tempo. Da antologia la scena del talk-show televisivo tutto nani, giocolieri, maghi e ballerine, in cui quasi suo malgrado si trova coinvolto Kabra. Per dirla à la Pizzul, un goal che da solo vale il prezzo del biglietto!



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