Come cerbiatti sulle strisce pedonali

Come cerbiatti sulle strisce pedonali
Autore: 
Genere: 
Editore: 
Articolo di: 

Milano, primi anni Duemila. Federico Fiumani è un giovane giornalista televisivo, che sogna però di fare lo scrittore per bambini. Per raggiungere questo obiettivo ha scelto di farsi seguire – forse abbindolare? ‒ da un agente letterario, un tipo stravagante e piuttosto rozzo, tale Alfredo Paternò, “una controfigura magra, ma molto meno raffinata, di Massimo Boldi”. Nel frattempo però è in forza ad H24 network, emittente che in nome dell’audience non esita a sbattere in diretta storie ben poco edificanti, perfino quella di un’omicida ancora sporco del sangue della sua ex moglie. Logiche spietate, che Federico vive quasi con distacco, con assuefazione. Da qualche anno ha una relazione con Sveva, di origine veneta, che si occupa di comunicazione; elegante, quasi signorile, diplomata al conservatorio e poco incline all’alternative rock di cui invece Federico è appassionato, mentre lei ai Dinosaur Jr preferisce la sinfonia numero cinque di Mahler e il pessimismo di Shostakovic. Del suo talento letterario è una grande sostenitrice: viene da una famiglia borghese di intellettuali, in cui la cultura è considerato un valore – ah, quanto diversa è la profonda provincia dalla quale proviene Federico, dove se da adolescente scoprivano che scrivevi racconti, rischiavi infinite prese per i fondelli! I personaggi che inventa Federico sono eroi un po’ sfigati: quasi tutti hanno un difetto fisico o un qualcosa che li limita. Come Super Sam, il suo preferito, un cicciottello bambino down che abita con la nonna e che con un paio di giravolte tira fuori i suoi superpoteri e lotta contro le ingiustizie che lo circondano. Ci sta provando, Federico, a diventare davvero uno scrittore, ci crede. Dedica tempo e costanza a inventare nuove storie. Che poi alla fine è anche un po’ una scusa per giustificare i silenzi di una relazione che si trascina da tempo e rimandare a data da destinarsi un confronto vero. Perché a quel punto, se lei ti chiede “a cosa stai pensando”, la risposta è facile, “a una nuova puntata di SuperSam”. Federico, Sveva e il loro giro di amici, rientrano a pieno titolo nei rappresentanti di una generazione fragile, costantemente in bilico tra ambizioni e ostacoli, fluttuante nella precarietà quotidiana. Anni ’40, nel cuore della Toscana. Giano è un contadino della mezzadria, la leva lo strapperà al suo lavoro e all’amore per Tina, una maestra ribelle e dal cuore anarchico. La guerra lo porterà lontano, dall’altra parte del mondo, obbligandolo a sopportare dolore, solitudine e condizioni di privazione al limite dell’umano. Sarà un incidente inaspettato e doloroso a cambiare di colpo la vita di Federico. Saranno circostanze casuali, o forse no, quelle che invece faranno intrecciare la sua storia con quella di Giano, in un viaggio alla ricerca della verità…

Un fil rouge unisce due storie apparentemente lontane. Lo scopriamo a poco a poco, tra le pagine di questa appassionante opera prima. Sembrano non avvicinarsi mai, sembrano due parallele che vanno per la loro strada. E invece piano piano si appressano l’una all’altra, si sovrappongono, in un romanzo che ha il sapore delle antiche saghe familiari. C’è da ringraziare Johnatan Safran Foer se Mattia Nocchi ha plasmato due vicende apparentemente lontane tra loro fondendole in una sola e incredibilmente organica. Perché “ogni cosa è illuminata: basta soltanto osservare con cura”, come cita lo stesso Nocchi nei suoi ringraziamenti: e allora è bastato guardare con attenzione e trovare le intersezioni giuste per tessere la trama e farla andare. E funziona, scivola veloce, pagina dopo pagina, avvincendo e commuovendo. Ci sono tanti luoghi e tanti personaggi in questo romanzo caleidoscopico ma mai confusionario. Così è un attimo, passare da una Milano convulsa, affollata di squali e di persone che si rifugiano in un’overdose di anglicismi, (account, executive, specialist…) alle atmosfere rarefatte del Maryland, osservate assieme a un bambino che “colleziona il rumore del mondo” e la sua mamma pacifica e fricchettona, con un dolore nascosto nel fondo dell’anima. Fino al borgo toscano immerso nella campagna e in una tranquillità che sa di buono, di sano, di rivoluzione gentile. Affondiamo nel passato del nostro paese, con la storia di Giano, che si ritrova internato negli Usa, alla scoperta di una vicenda ancora nebulosa su cui forse non è mai stata fatta la doverosa chiarezza, quella dei cinquantamila soldati italiani finiti nei campi di concentramento americani dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per poi tornare ai vacillanti anni duemila, quelli del precariato e dei ventenni-trentenni eternamente sospesi in un limbo, mai del tutto capaci di crescere e di affrontare la vita, i sentimenti, di prendere decisioni. Il protagonista del libro è costretto a farlo, a guardare in faccia la realtà dopo aver ricevuto uno schiaffo, di quelli forti che ti fanno girare e rigirare su te stesso e, una volta fermo, pensare che forse, sì, qualcosa deve cambiare sul serio. E da lì parte la sua ricerca della verità, a ritroso nelle sue origini. Il tutto è infarcito da continui riferimenti musicali, canzoni che danno titolo ai capitoli, citazioni disseminate qua e là e gruppi rock che pare di sentirli suonare la colonna sonora del libro: i Beatles, Elvis Presley, il rock arrabbiato dei Dinosaur Jr. E forse non è un caso che il protagonista del libro si chiami proprio Federico Fiumani, come il frontman dei Diaframma, una delle band che animò la scena new wave fiorentina degli anni ’80. E come in Labbra blu, una loro canzone, anche il Fiumani del romanzo sembra recitare “via i cancelli, che non mi servono più”, in un finale liberatorio, che è quasi una rinascita.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER