Come foglie nel vento

Come foglie nel vento
Nelle notti stellate della Val Trebbia, la paura si congela nei petti di Scintilla, Juri, Ivan e Mario. Anche tu, comandante Piero, tremi, ma i tuoi brividi restano contenuti tra le pareti di una cassa toracica colma di paesaggio. Ti accompagna “la sensazione che ogni giorno passato sui monti è un giorno rubato alla schiavitù e regalato alla libertà”. Le colline inginocchiate alle montagne, le querce, la luna, il fiume e il vento, sono compagni che parlano, accarezzano, proteggono, trasmettono quel coraggio impertinente e legittimo di chi sogna un' Italia libera. Ma quelli sono forti, Piero, sembrano “uomini meccanici fabbricati nelle acciaierie della Ruhr”, la vostra unica tattica può essere la dinamicità, la rapidità contro la potenza di fuoco. E dunque schizzate come lepri oltre le siepi, lungo le sottili linee d'ombra, assediati dai colpi di mitraglia che crivellano la vostra terra. Perché se vi prendono, Piero, fate la fine di Berto, Fredo, Ginetto e Pipain, fatti prigionieri e poi torturati perché parlassero. Siete come foglie al vento, ma è proprio quel vento a trascinare i vostri ideali, la vostra sete di libertà. Il legame con la terra è la vostra forza; se cadrete, vi fonderete con essa, proprio laddove il vostro sacrificio non sarà stato vano...
Alessandro Rossolini è giovane. Alessandro Rossolini è un nome che non dirà niente ai più, perché è alla prima esperienza letteraria e perché nella vita fa l'operaio. Alessandro Rossolini scrive bene, indiscutibilmente bene. Con spiazzante umiltà rende omaggio alla Resistenza partigiana senza autocelebrarsi e, soprattutto, senza mai risultare ideologicamente aggressivo. É forse il vincolo viscerale con una madre terra pura e autentica a rendere le pagine di Come foglie nel vento così speciali. Una brigata partigiana figlia della natura, germogliata in quel fresco ventre montano ferito dal bruciore metallico di un'insensata guerra. Una battaglia dove territorio e vita umana sono sullo stesso piano; ogni proiettile penetrato nelle zolle di terra è una ferita inferta a chi quella terra l'ha sempre abitata. E non c'è niente di più dolce che combattere insieme alle foglie, sospinti dal vento, e poi, alla fine di tutto, abbracciare una quercia per poterle dire: “Ce l'abbiamo fatta”.

 

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER