Come ho incontrato vostra madre

Come ho incontrato vostra madre

Larry e l’Orrido sono vicini di casa nel piccolo appartamento bolognese a due passi da via Paolo Fabbri e dall’osteria Da Vito. Eppure non si sono mai frequentati più di tanto. Logorroico scrittore dal linguaggio forbito il primo, cavernicolo dj metal – oltre che, ma questa è solo una diceria tutta da confermare, volontario sulle ambulanze – il secondo. Ma quella mattina di fine ventesimo secolo, Larry è alle prese con il più classico degli stereotipi sugli autori di romanzi: il blocco dello scrittore. È seduto nel suo miniappartamento a Elle davanti allo schermo bianco e non sembra più in grado di scrivere nemmeno il più banale dei pensieri. Nulla, svuotato, lessicalmente disidratato, finito. Ma proprio in quel momento a svegliarlo da quella spirale negativa, da quel torpore autodistruttivo arriva L’Orrido con i suoi baffoni spioventi, la sua maglietta degli AC/DC, i boxer dei Kiss e le ciabatte a bussare alla sua porta. Ha urgente bisogno del suo aiuto. Deve nascondersi per cinque giorni da un paio di ragazze inquietanti ed ha bisogno di un giaciglio che non sia casa sua. In cambio propone a Larry di portarselo in quella che lui chiama Serata Culturale, un tour che prevede di prosciugarsi qualsiasi cosa alcolica si trovi sulla loro strada passando per ogni pub, bar o birreria che si incontri in via del Pratello. A Larry quasi non par vero di uscire da quel tunnel cieco in cui s’è cacciato ed accetta di buon grado. Così durante la serata i due si ritrovano in uno scantinato buio e maleodorante di sudore, alcol e fumo durante un concerto dei La Covata, una band di combat rock, tra un fiume di gente ubriaca e strafatta ammassata intenta a bere e pogare come non ci fosse un domani. Ed è lì che Larry ha l’illuminazione. Una ragazza stralunata sta ballando dinoccolata seminuda in compagnia di un rasta e di una tipa rasata che a turno alternano slinguazzate e sorsate di vino rosso. Per Larry quella è più di una visione...

Un storia-fiume in perfetto stile Morozzi, questo breve racconto dello scrittore bolognese. Una narrazione in presa diretta, come se Morozzi avesse piazzato delle telecamere su ogni protagonista permettendoci di vivere la loro storia dall’interno, osservando tutto attraverso i loro occhi. Così dall’incontro improbabile tra due ancora più improbabili e diametralmente opposti personaggi, viene fuori un ritratto di una Bologna bohèmienne in cui l’imperturbabile scrittore Larry, autore in crisi da pagina bianca, viene improvvisamente catapultato per cinque giorni in un mondo per lui assolutamente sconosciuto, tra punkabbestia, tossici, frikkettoni, birre, vomito e musica estrema. Eppure proprio in quel mondo così distante Larry è capace di intravedere la più improbabile delle sorprese, un bocciolo da dover cogliere prima che sia troppo tardi e che la furia distruttiva la sommerga. E improvvisamente l’arte, l’amore torneranno come per magia a risvegliarsi, proprio come nei migliori stereotipi e artifizi letterari utilizzati neanche a dirlo, da scrittori scafati ma in piena crisi d’astinenza.



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