Come il fiume che scorre

Come il fiume che scorre
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Fare lo scrittore agli inizi degli Anni Sessanta significa essere spettinati, con gli occhiali, sempre arrabbiati (oppure depressi). Al tempo stesso per essere scrittore non si deve essere compresi dai contemporanei, si deve essere geni e se una persona comune ha un vocabolario di tremila termini, lo scrittore deve usarne altri 189.000... L’anno è diviso in tre cicli di quattro mesi ciascuno, nei quali la caratteristica principale è data da coloro con cui si viene a contatto: “Molte persone”, “Alcune persone”, “Quasi nessuno”. Sono movimenti che spesso si intersecano all’interno di uno stesso periodo, ma non si confondono mai. Il “Quasi nessuno” è il periodo in cui si vive con la natura, in una sorta di “buen retiro” scelto con cura. Poi si accende un pc, si sfiora il tasco “connetti”, ed ecco il mondo... La parola “sogno” nel Nuovo Testamento compare cinque volte e quattro di queste sono riferite a San Giuseppe, il falegname, che segue sempre i suoi sogni e le indicazioni che gli danno, perché, come tutti gli uomini del mondo, ha un destino da compiere e ne è ben consapevole: proteggere e mantenere la propria famiglia... Qualcuno ha creato il giardino, in perfetta armonia con tutte le piante e la natura che lo circonda. Quella che chiamiamo “erbaccia” è comunque una specie, con un fiore impollinato dagli insetti e trasformato poi in seme che il vento ha distribuito nei campi. È giusto distruggere tutti gli sforzi fatti per svilupparsi e sopravvivere con un colpo di zappa?

Inviti alla riflessione continui, ogni racconto con il suo. A tratti è consolatorio, riportandoci, anzi consigliandoci, di tornare all’osservazione meravigliata di ogni piccolo miracolo della vita che ci circonda, tanti piccoli segni del grande amore di cui solo Dio può essere capace. Certo si deve avvicinarsi a questi racconti con l’animo scevro di troppe inutilità, superficialità, meschinità della vita corrente. Certo si deve aver l’intenzione di cogliere gli insegnamenti, capirli e metterli in pratica ove possibile. Ma al di là di tutto questo, la raccolta di Coelho è anche una lettura piacevole, dove i suoi lettori, chi ama lo scrittore non potrà che coglierne le memorie, fatti, eventi, osservazioni che fanno parte delle sue modalità e del suo mondo, convinzioni forti che non manca mai di condividere. “È più facile fare l’ingegnere”, gli disse un giorno la mamma, ma lui voleva fare lo scrittore, aveva troppe cose da dire. Ecco forse in questo volume Paulo Coelho offre un concentrato di quella che è la sua vita, della sua capacità di guardare con serenità alle cose della vita e dei consigli con cui invita gli altri a guardare alla bellezza dell’Universo e magari è possibile anche ritrovare gli stessi eventi e momenti di riflessione, o si possono fare paragoni con il proprio vissuto e con le proprie esperienze e gli insegnamenti che ci hanno portato. Difficile dire quale sia irrinunciabile, quale trascurabile, quale più importante, perché si tratta pur sempre delle mille facce della vita e come tali tutte ugualmente preziose.



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