Come la penso

Come la penso
Don Nonò era il barbiere di tutti i maschi di famiglia, ma al giovane Andrea di frequentare il suo salone non andava proprio: colpa di quei quattro vermoni disgustosi che all’età di sei anni aveva visto lì dentro, residui dell’antica attività di cerusico del barbiere. Meno male che don Nonò gli regalava quei deliziosi calendarietti profumati e osé… Quando il 13 agosto 1862 alle dieci di mattina il nuovo prefetto, cavalier Enrico Falconcini, sbarca a Girgenti avrebbe dovuto capirlo da subito che sarebbe stata un’esperienze per niente facile: nemmeno il tempo al maestro di alzare la bacchetta per far partire l’inno nazionale che una scossa di terremoto, neppure forte stavolta, scuote la terra. Bene, nei cinque mesi successivi capita davvero di tutto… Come è nato il personaggio del commissario Montalbano? Punto primo: doveva essere un investigatore istituzionale. “Via ogni possibile modello americano […] troppo distante da noi”. Per una serie di motivi, con le dovute modifiche, doveva ispirarsi a Maigret, il personaggio nato dalla penna di George Simenon. Però ha un vantaggio rispetto a lui: ha “il bagaglio della sua cultura, che non era altro che la mia”, dice il suo creatore. Un bagaglio di letture che in molte indagini diventa fondamentale per arrivare ad una soluzione. Inoltre, col passare degli anni, Montalbano conosce una crisi crescente; ma cosa c’entra questa con Werner Heisenberg, uno dei fondatori della meccanica quantistica?
Un “contastorie”, si definisce Andrea Camilleri, che scrive col proposito “di costruire non abbazie, ma linde chiesette di campagna immerse nel verde ridente”. Questa autodefinizione si conferma quanto mai perfetta in questo strano saggio, un’antologia divisa in sezioni di articoli pubblicati su vari giornali, prefazioni a libri altrui, conferenze, lezioni universitarie, scritte e tenute nel corso di diversi anni. Ne viene fuori una specie di autobiografia, raccontata per episodi, attraverso luoghi di infanzia, fatti, personaggi conosciuti, che spesso si allargano fino a narrare un’epoca, una società, un momento storico, ma sempre con la consueta leggerezza di scrittura e la stessa nota spesso divertente e divertita che a volte fa scoppiare a ridere il lettore (provate a non farlo mentre leggete l’episodio risalente alla prima liceo all’Empedocle di Agrigento!). Sappiamo così dell’incontro con Robert Capa sotto un bombardamento ai piedi del Tempio della Concordia, conosciamo il suo pensiero sul cinema, leggiamo una interessante riflessione sulla lingua, e tanto altro ancora. E fin dalle prime pagine riconosciamo il Camilleri che amiamo di più nel brevissimo pezzo intitolato Perché scrivo, dove, tra l’altro, leggiamo: “Scrivo perché mi piace raccontarmi storie. Scrivo perché mi piace raccontare storie”. Non è forse tutto quello che ci si può aspettare da un bravo “contastorie”?

 

 

 

 
 
 
 
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