Come muoversi tra la folla

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Isidore, Dory per la famiglia, ha undici anni e crede di non avere doti particolari. Non è bello e non possiede un’intelligenza straordinaria come i suoi fratelli maggiori. Loro passano il tempo a leggere per acquisire nuove conoscenze. Questo eccessivo zelo nello studio li ha resi distratti e incuranti delle questioni di famiglia, ipercritici e intolleranti verso la società, in cui faticano a trovare un proprio ruolo. Dory, invece, si sente diverso. È estremamente attento a ciò che accade intorno a sé. Nota le cose e le prende a cuore, come quella macchia sul divano che si trova lì da anni ma che sembra invisibile agli occhi di tutti gli altri. O come la mancanza di amore tra i genitori, di cui si sente responsabile proprio perché è l’unico ad accorgersene. La madre è una pallida presenza nella vita familiare e quando ha l’occasione cerca di spronare i figli a coltivare lo spirito dell’avventura, con scarso risultato. Isidore è l’unico che prova ad accontentarla interpretando a suo modo questo suggerimento, fuggendo di casa o marinando la scuola. Il padre è spesso assente a causa del suo lavoro, non noto ai figli: per questo la fervida immaginazione di Dory gli fa credere che faccia la spia in giro per il mondo. Una sera, inaspettatamente, arriva una notizia che rompe il precario equilibrio della famiglia solo ora la sensibilità e l’empatia di Dory possono diventare utili per risollevare la situazione, rendendolo consapevole della sua dote particolare…

In questo romanzo è forte il binomio intelligenza-sensibilità: cosa vuol dire essere normali quando ci si trova in mezzo a persone che possiedono un’intelligenza sopra la media? E soprattutto, a cosa serve essere così dotti se poi non si riesce a costruire vere relazioni con le persone? L’intelligenza emotiva deve essere considerata una dote straordinaria anche se troppo spesso viene sminuita e ritenuta alla stregua di una debolezza. I rapporti umani si costruiscono attraverso l’empatia, un sentimento umano che appartiene a tutti ma che frequentemente viene dimenticato e riposto in un angolo della mente (o del cuore?). Questa specifica sensibilità di Dory è la sua unica capacità: non straordinaria bensì normale. Solo così riesce a superare il dolore che improvvisamente irrompe nella sua vita, divenendo un supporto fondamentale sia per la sua famiglia, caratterizzata da gravi difficoltà comunicative, sia per le persone al di fuori del nucleo familiare, delle quali riesce a comprendere le sofferenze e alle quali cerca di infondere speranza e donare conforto. Il titolo francese Isidore et les autres sottolinea ancora meglio questa capacità di costruire relazioni extra familiari che solo il giovane protagonista possiede rispetto ai fratelli. La narrazione avviene principalmente in prima persona dal punto di vista di Isidore. Egli non espone le vicende seguendo una linea temporale continua, bensì vengono riportati alcuni brevi episodi significativi del passato e del presente, che sommati costruiscono un quadro completo della storia familiare e delle caratteristiche dei personaggi. Talvolta è il narratore onnisciente a prendere la parola con lo scopo di spiegare il significato di quegli avvenimenti che hanno in qualche modo portato alla crescita del personaggio. Il risultato finale è una storia in cui emergono quei problemi della vita che nel quotidiano sembrano secondari, ma che grazie alle domande che Dory pone a se stesso e agli altri renderanno la riflessione inevitabile.

 


 

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