Come pagine di un libro

Come pagine di un libro
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Sono preoccupata per Barry e lo è anche suo fratello Lloyd. Ormai non si alza quasi più dal letto e non fa assolutamente nulla tranne guardare lo sport in televisione, mangiare e dormire. Sta cessando di esistere come essere intelligente. L’altro giorno Lloyd ha detto: “Si sta spegnendo sotto i nostri occhi”. Assisto da molto al restringersi dei suoi orizzonti, ma non me ne sono davvero resa conto finché non l’ho visto con gli occhi di Lloyd. Concordiamo tuttavia sul fatto che non ci sia niente da fare: Barry si rifiuta categoricamente di andare da qualsiasi parte, di incontrare chicchessia e di interessarsi a qualcosa. È contento di stare nella sua stanza con la televisione e il cibo, due cose che apprezza, perciò, ci siamo detti, lasciamo che continui a essere felice. Ma è una cosa triste. Dev’essere in parte a causa del diabete, ma temo sia più che altro dovuto a una sorta di visione a tunnel che ha acquisito in merito alla scrittura: se nessuno vuole mettere in scena l’unica opera che intende scrivere e che rispecchia le idee su cui si è fissato, non ha intenzione di fare altro, o forse è diventato incapace di farlo. Preferisce spegnersi a poco a poco… È così dolce e accetta di buon grado che io abbia un buon periodo: Dio, quanto vorrei non stesse accadendo a lui!

Diana Athill ha novantanove anni. E li porta a dir poco splendidamente, almeno stando alle foto. È insignita, tra le altre cose, della prestigiosa onorificenza di ufficiale dell’Ordine dell’Impero Britannico. È una delle più grandi editor del mondo letterario anglosassone, vicina a personalità, invero anche piuttosto complesse, del calibro ‒ solo per fare qualche nome ‒ di V. S. Naipaul, Jean Rhys, Mordecai Richler, Philip Roth, John Updike. È in pratica in pensione da un quarto di secolo, e, un po’ come ha fatto Cicerone, quando ha lasciato il mondo lavorativo attivo ha reso il suo negotium qualcosa di fertile. Ha scritto i libri che voleva, finalmente. In particolare memoir. Spesso fraintese: non si spiega altrimenti come per esempio Da qualche parte verso la fine, che è un libro vitalissimo, certo dolcemente nostalgico e malinconico ma comunque rivolto al futuro, benché scritto a novant’anni compiuti, abbia avuto, almeno in Italia, la copertina più triste e pienamente contraddittoria rispetto al significato del libro che si ricordi: un vaso quasi senz’acqua con delle peonie sul punto di appassire dinnanzi a un muro pieno di crepe… Diana Athill, invece, è come una rosa fresca e aulentissima, non ha la benché minima intenzione di arrendersi, ama la vita, ama quello che le ha dato in tutti questi straordinari anni e ama ripercorrerne il cammino, senza darsi arie, ma forse pensando che la sua esperienza possa anche fungere da sprone per qualcuno, quale che sia la sua età, perché no? Come pagine di un libro è un carteggio, un epistolario, ventisei anni di lettere, spigolature, aneddoti, vita quotidiana, un’affettuosa comunione di amorosi sensi con l’amico Edward cui lei confida la preoccupazione per il suo amante, l’idiosincrasia per la tecnologia e i suoi pensieri più delicati e sapidi.



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