Come Star Wars ha conquistato l’universo

George James Sr. è un navajo. Nella Seconda Guerra Mondiale era uno dei cosiddetti “code talker”: mandava messaggi in una lingua che parlavano meno di trenta persone in tutto il mondo dall’isola di Iwo Jima ai marines al largo della costa. Nel luglio 2013 - oltre a essere una delle persone che ha fatto vincere la guerra agli Stati Uniti - è anche uno dei pochissimi esseri a non aver mai visto Star Wars. Nell’estate di quell’anno viene organizzata una proiezione del film di George Lucas doppiata nell’antica lingua navajo. A Window Rock, in Arizona, la capitale dell’antico popolo di nativi americani, non ci sono cinema ma l’attesa è elettrizzante, si tratta in fondo del primo film della storia doppiato in lingua navajo. I vecchi della tribù si riconoscono nelle vicende di una falange ribelle (il bene) contro il lato oscuro (i cattivi); il motto “Che la Forza sia con te” è la traduzione quasi letterale di una preghiera navajo. Questo è solo uno dei tanti momenti in cui Star Wars ha “colonizzato” - almeno per qualche ora - le menti dei suoi spettatori. La serie di lungometraggi e il franchise nato dai film costituiscono uno dei più grandi successi della storia del cinema: l’idea di George Lucas di costruire uno space fantasy intriso di misticismo, arti marziali, azione e tanto altro ha segnato l’immaginario di milioni di fan, che dal 1977 si appassionano alle astronavi, le spade laser, le storie d’amore e all’eterno conflitto fra bene e male…

Il libro di Chris Taylor, giornalista di mashable.com, uno dei più influenti siti di informazione per la generazione 2.0, è mastodontico. Non racconta solo nei minimi particolari la genesi del film, ma esplora mondi di cui molte persone probabilmente non avrebbero mai potuto nemmeno pensare l’esistenza. Ad esempio lo sapevate che esistono diverse “legioni” di fanti imperiali che popolano le convention, e che ognuna di queste ha un suo statuto e delle sue regole per costruire le armature dei soldati del lato oscuro della forza nel miglior modo possibile? E sapevate che il nome R2-D2 nasce da una sequenza di montaggio di nastri di American Graffiti? Oppure che Lucas è stato uno dei primi registi insieme a Francis Ford Coppola a volersi emancipare dalle leggi dello stardom hollywoodiano? Taylor sembra aver vissuto in prima persona ogni singolo passaggio della creazione, del successo e delle sbandate che la Lucasfilm ha dovuto subire negli anni. Ci parla di come è nato il film, delle successive produzioni del cineasta statunitense (Indiana Jones, Labyrinth, Willow e molti altri), insieme a delle connessioni con il popolo di geek che da sempre sono stati lo zoccolo duro del successo della saga (ne esiste anche una versione come gioco di ruolo): l’universo espanso consiste di circa “260 romanzi, dozzine di racconti, 180 videogiochi, più di 1000 fumetti”. Insomma un bacino di pazzi (uno di questi ha impiegato dieci anni a riprodurre il droide R2-D2) che per escapismo o per amore, mandano avanti da più di trent’anni un sogno di un teenager che voleva vivere qualcosa di più interessante della noiosa quotidianità della provincia americana.



 

 

 
 
 
 

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