Come un petalo bianco d’estate

Nei pressi del fiume Hudson, vicino New York, sorge la casa dei Ryrie, abitata dai coniugi John e Ricky, dal figlio tredicenne Paul e dalla piccola Elizabeth (per tutti Biscuit), di appena dieci. La loro vita sembra scorrere attraverso i soliti meccanismi delle piccole famiglie borghesi. Ma quella quotidianità è stata minata dalla perdita dolorosa di un figlio vissuto solo cinquantasette ore e che non sarebbe mai dovuto nascere per varie ragioni. Una deformazione congenita annunciata durante la gravidanza: Ricky ingenuamente l’aveva portata a termine sperando che i medici potessero essersi sbagliati. È stato tutto inutile e ora vive con un senso di colpa ancora più grande, quello di aver escluso John da quella verità fino all’ultimo istante. Così la coppia nell’ultimo anno, da quando è accaduto il tragico evento, si è sempre più distaccata lacerando il menage famigliare. Per quel figlio che in fondo Ricky non aveva programmato, non aveva voluto sul serio. Paul e soprattutto Biscuit percepiscono questo disagio ed esprimono il dolore a loro modo. È in questo clima che arriva in casa loro Jess, la figlia ventitreenne di John avuta da una breve relazione durante gli anni dell’università e con la quale l’uomo non ha mai costruito un rapporto paterno perché escluso dalla madre dalla crescita della giovane. Jess è incinta e non ha più rapporti di alcun tipo con il padre del bambino. Cerca dai Ryrie un luogo per nascondersi dal mondo, dalla realtà, dalla sua famiglia. La ragazza però lì non trova quella dimora accogliente, quella serenità che aveva percepito tanti anni prima durante una vacanza estiva, quando Paul e Biscuit erano molto piccoli e il mondo dei Ryrie non era ancora caduto in pezzi...
Al suo quarto romanzo, Leah Hager Cohen affronta l’abusato quanto universale tema della perdita e del dolore. The Grief of Others, questo l’efficace e poetico titolo originale dell’opera, richiama proprio quell’universo del dolore generato dai casuali e tragici fatti dell’esistenza. Quindi dietro il melenso titolo italiano - Come un petalo bianco d’estate - e la brutta copertina si nasconde in realtà un’opera delicata ed intensa, che affronta con efficacia il tema dell’elaborazione del lutto, la presa di coscienza di una perdita complessa come può esserlo quella di un neonato, una persona tutta in potenza che non si è ancora imparato a conoscere tantomeno a sentirne la mancanza. Dinamiche famigliari, rapporti umani che si declinano nella struttura narrativa attraverso la lenta e scrupolosa analisi dei personaggi, presi in esame nei loro pensieri, nelle parole, nelle emozioni inespresse. L’autrice costruisce un’architettura narrativa forte, la cui qualità maggiore nel canone di questo genere narrativo deve risultare necessariamente l’onestà. E così accade in questo caso. Perché scandagliando così nel profondo Hager Cohen non può raccontare nulla di nuovo se non mette a nudo in ogni sua angolazione l’intimità vera dei personaggi. E in questo la scrittrice risulta maestra attraverso il racconto del lento distacco, della solitudine che connatura tutti i famigliari e non solo. Ma fra i vari temi della vicenda troviamo anche il senso della maternità e della paternità, a loro volta composti di mille, complesse sfaccettature, che non trovano necessariamente vigore nei canoni che la società vorrebbe imporre a questi due ruoli. Spesso il dolore risulta più lacerante quando a morire è una persona per la quale i sentimenti provati non sono stati ancora definiti o sono rimasti in sospeso. Ricky non desiderava realmente quel bambino, come in fondo Jess non desidera il suo. E in questi casi affrontare la perdita diventa una questione ancora più complessa. Nella casa dei Ryrie tutto sembra procedere come al solito, ma nulla è più come prima, nulla lo sarà mai più, questo Paul e Biscuit lo hanno recepito benissimo, anche John sta cedendo al peso della rabbia e della costernazione. Una cosa però non hanno capito i Ryrie, ovvero che insieme sono più forti. Come spesso accade in questi casi, tale concetto viene compreso dagli interessati spesso troppo tardi.

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