Come vivremo su Marte

Come vengono selezionati i candidati più adatti alle missioni spaziali, anche e soprattutto dal punti di vista psicologico? In che modo vengono misurate la loro resistenza allo stress, alla noia (“Avrei dovuto portarmi dei cruciverba”, confessò sconsolato l’astronauta dell’Apollo 17 Gene Cernan parlando del suo viaggio sulla Luna), al lavoro ripetitivo, alle condizioni di vita claustrofobiche? Come funzionano i numerosi programmi di simulazione di missioni spaziali di lunghissima durata che sono stati e vengono effettuati in località remote della Terra? E che risultati – ufficiali e non – hanno dato? Che effetti hanno i voli spaziali sulla psiche umana? La allarmanti previsioni degli scienziati negli anni Cinquanta e Sessanta, che temevano reazioni di panico schizofrenico, sono state davvero sentite fino in fondo o il rischio permane? Come si vive in assenza di gravità e come ci si allena a viverci? Quali gravi problemi di salute causa la permanenza a gravità zero per lunghi periodi di tempo? Come combattere la nausea a bordo di un razzo scagliato a velocità terrificanti? Quali lesioni rischiano gli astronauti in caso di incidenti? Qual è la storia segreta di Ham ed Enos, gli scimpanzè spediti in orbita dalla NASA nel 1961? Quali raccapriccianti conseguenze ha la forzata mancanza di igiene a bordo di un veicolo spaziale? È possibile avere rapporti sessuali durante una missione nello spazio ed è mai successo che degli astronauti abbiano fatto l’amore? Cosa mangiano davvero gli astronauti e qual è la storia della gastronomia astronautica? Ehi, e com’è quella storia che bevono la propria urina filtrata?

Dietro il titolo un po’ fuorviante Come vivremo su Marte (il progetto di raggiungere il Pianeta Rosso è solo uno degli argomenti trattati e nemmeno il principale, e infatti a dire il vero il titolo originale è Packing for Mars, cioè più o meno Facendo le valigie per Marte, che rende molto meglio l’idea di un percorso che parte agli anni ’60 e punta al futuro) si cela un saggio istruttivo e godibilissimo che elenca i principali problemi legati alla partecipazione umana ai viaggi nello spazio e i tentativi – riusciti o meno – da parte degli scienziati e dei tecnici delle agenzie spaziali internazionali per risolverli. Spiega la stessa Mary Roach, giornalista divulgatrice statunitense che scrive per testate come “Vogue”, “Sports Illustrated” e “GQ” nella sua introduzione: “Benvenuti nello spazio. Non quello che si vede in tv, con i trionfi e le tragedie, ma quello che c’è in mezzo, fatto di piccole commedie e vittorie quotidiane”. Non quello dell’eroismo e delle grandi imprese (che pure nel libro ci sono), ma quello delle difficoltà a volte assurde che si nascondono dietro quelle imprese. Il tono leggero e la scelta di occuparsi (anche) di argomenti buffi o imbarazzanti non sono soltanto scelte giornalistiche che facilitano la lettura rendendola un’esperienza divertente e alla portata di tutti, lontanissima da quelle di un saggio di Astronautica. Sono la perfetta e ineludibile fotografia della quotidianità degli astronauti, che sono esseri di carne e di sangue come noi, che come noi defecano, urinano, sudano, puzzano, vanno nel panico, si innamorano o vomitano. “Lo spazio non comprende il sublime e il ridicolo”, conclude la Roach. “Cancella la linea che li separa”.



 

 

 
 
 
 

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