Compagna luna

Compagna Luna
Sulle Brigate Rosse tutto o quasi ormai è stato detto. Chi erano, cosa hanno fatto, perché. Questa è un’altra storia. La storia di una di loro: Barbara Balzerani. Che dalle mura del silenzio, imposto dalla cella in cui è reclusa, in un “fine pena: mai” e dalle distanze fisiche, temporali, affettive, cui è costretta, prova a riunire i brandelli della sua esistenza, cercando di farne riaffiorare il senso. Così, si rivede bambina, in un’infanzia siderale, con una madre distaccata, Maria, che adesso ama più di allora, e ritrova il padre operaio, ingenuo e sprovveduto, licenziato ingiustamente, ammaliato dal volto di Mussolini. Poi, in un balzo, ci trasporta lungo il fervore del movimento studentesco in cui ha militato: le speranze, gli ideali, fino ad approdare alla lotta armata, al sequestro e all’uccisione di Aldo Moro, ai dubbi, ai dogmi, alla latitanza e infine all’arresto, un giorno qualunque del 1985...
Difficile raccontare la trama di Compagna luna. L’io di Barbara, intimo e corsivo, si alterna con una terza persona singolare, formale, in uno sdoppiamento d’anima che pare necessario alla protagonista-autrice, alla luce di questa sua dolente riflessione sulla vita. La dilatazione emotiva è imperante, nella stessa misura in cui gli interrogativi sulla legittimità delle azioni commesse incalzano la brigatista e, inevitabilmente, il lettore. Balzerani non si sottrae alle responsabilità. Ma domanda anche a un’anonima coscienza collettiva che costruisce la Storia di esprimersi - al di là del giudizio, della condanna - attraverso un ragionamento politico, tenendo a mente quegli anni terribili, bui, eppure forieri di incantati bagliori. È un testo complesso Compagna luna. Il privato e la ragione ideologica avanzano parallelamente, insieme alla tragedia che conosciamo, sfociata nel sangue. Balzerani non cede al pietismo né alla retorica, ma la voragine della sua inquietudine, il macigno delle questioni irrisolte, arrivano oltre la pagina, a scardinare la tranquillità di chiunque approcci il libro. Che, ricordiamo, è stato pubblicato per la prima volta nel 1998 da Feltrinelli, riscuotendo un grande successo di pubblico.  Numerosi i critici, gli intellettuali che lo apprezzarono, a parte uno: Antonio Tabucchi, che lo liquidò senza appello, generando una antipatica vicenda editoriale, che vide Balzerani “estromessa” dalla casa editrice. L’edizione qui proposta è un’altra: quella per DeriveApprodi, che offre il breve romanzo-racconto-saggio autobiografico ripartendo dal suo pregio letterario e dal valore innegabile della libertà di pensiero, intesa come impegno civile da onorare, sempre. Fortuna che, al di là delle logiche mercantili che investono le grandi catene di Signori dei Libri, c’è un principio elementare e nobile che qualcuno si ostina a portare avanti: “Se esiste un solo lettore per un libro, questo deve stare in catalogo”. Sic est.

 

 

 

 
 
 
 
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