In compagnia della tua assenza

In compagnia della tua assenza

La sera sta scendendo, ma non è una sera come le altre. La morte di Sophie è caduta nella vita di Esther come una scure recidendo per sempre il “prima” e il “dopo”. Sua madre non c’è più e adesso deve fare i conti con un’assenza che occupa gran parte del suo mondo, il corpo minuto coperto dal lenzuolo bianco è adagiato sul letto davanti ai suoi occhi, e niente della grandezza di una vita piena di avventura, viaggi, paesi lontani e colori sembra essere rimasto. I ricordi raggiungono Esther e quelli più vicini, quelli dolorosi dell’ultimo periodo condiviso quasi in simbiosi, si mescolano a quelli di un’infanzia che, vista adesso nel non tempo a cui ti obbliga la morte, sembrano essere stati profetici. A sei anni infatti era lei, non le sue sorelle, a starsene seduta a giocare davanti alla sua porta a prendersi cura del suo riposo, per difenderne il sonno. E sempre lei era rimasta accanto a Sophie nel lento degradare della malattia che aveva minato nel corpo una donna, una che per l’intera vita aveva preso decisioni per tutta la famiglia, adesso il suo corpo decideva per lei portandola in “quel pozzo nero” che era sempre stato da qualche parte in agguato…

Un esordio intenso e di grande impatto emotivo quello con cui Colette Shammah si presenta ai lettori. Un esordio a cui forse la sua lunga esperienza come mediatrice familiare ha fornito una lente privilegiata per guardare ai rapporti umani, descritti in questo romanzo con una profondità difficile da trovare altrove. E proprio i legami sono al centro di una vita, quella di Sophie, che ha poco da invidiare a quella di altre eroine di carta. Ebrea, anticonformista, bella, moderna per il suo tempo visto che è nata ad Aleppo negli anni ‘20, si impone sulla cultura dei benpensanti sfidando il sentire comune. E mentre ci appassioniamo alle sue vicende personali ci troviamo a riflettere sulla guerra, sull’esilio, sul ruolo delle donne, sul boom economico, su quello che è stato e su come siamo passati attraverso anni in cui tanti sono stati i cambiamenti sociali a cui abbiamo assistito. Sarebbe stato un vero peccato se Colette Shammah si fosse limitata a scrivere solo quelle lettere a se stessa che nessuno ha mai letto.



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