Compito per domani

Compito per domani
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Poiana, piccolo villaggio romeno, giugno 1940. In una striscia di pochi chilometri racchiusa tra due boschi di quercia, nella pianura che i vecchi definiscono “al di sopra del mondo”, i contadini sono già al lavoro: gli uomini falciano avanzando nei campi con passi ampi e decisi, le donne raccolgono le spighe e le legano in fasci. Fra esse c’è anche Maria Razesu; le ultime lezioni prima dell’esame per il diploma liceale si terranno solo nel pomeriggio e lei, da figlia devota, ha deciso di andare prima ad aiutare i genitori a raccogliere il grano. Mentre i cavalli, liberi, pascolano ai margini del bosco dal gruppo di lavoratori si alza un canto che accompagna allegramente il fischio delle falci e le risate dei giovani. Improvvisamente un tuono a cielo sereno squarcia l’aria interrompendo bruscamente il canto dei contadini, impauriti e con gli occhi puntati verso la direzione da cui proviene quel boato. “Poi tutti videro, come marciando nella pianura, avanzando nel capo di grano, cannoni, grandi come uomini, che puntavano il cielo. Mentre si avvicinavano i falciatori scoprirono che si trattava di carri armati, che procedevano pesantemente, producendo un minaccioso frastuono e piegando le spighe mature con i loro cingoli […] La testa di un militare uscì dal portello aperto della torretta e li salutò con un grande sorriso:. Era la mattina del 28 giugno 1940”...

Tradotto in diverse lingue e pubblicato per la prima volta in Italia da Graphe.it con la collaborazione dell’Associazione di promozione sociale Italia-Moldavia onlus, Compito per domani è la storia di Mihai, insegnante di lettere in un piccolo villaggio della Romania, arrestato in classe davanti ai suoi studenti e spedito nel lager di Zyrjanka con l’accusa di essere un “nemico del popolo”; e di Maria, alunna segretamente innamorata di lui, che riesce a scoprire dove è detenuto e a farlo evadere anche se così segna per sempre il destino di Mihai e il suo. È infatti dopo ben tredici anni di segregazione, orrori e crudeltà inenarrabili che Mihail fa ritorno a Poiana, portando con sé il frutto di quel grande amore che è stato l’unico a salvarlo dalla disperazione e dalla pazzia. Un romanzo potente, vero e proprio classico della letteratura romena, in cui Nicolae Dabija (autore riconosciuto della rinascita nazionale della Bessarabia, attivista per la democratizzazione del suo Paese e considerato da Gorbačëv un leale sostenitore della prerestrojka) pur non lesinando giudizi severi sugli eventi che seguirono la cessione e la conseguente occupazione sovietica della Bessarabia e della Bucovina, lascia intravedere uno spiraglio di luce: quello dell’amore che sopravvive alle brutture del regime (Così quando il nostro desiderio/ muore nella notte profonda/ la luce della spenta passione/ ci accompagna ancora) e quello della letteratura e della poesia che aleggiano consolatorie e salvifiche sulle vite dei protagonisti. E che compaiono sin dalla copertina scelta per l’edizione italiana, in cui il volumetto stretto da Abelardo ed Eloisa dipinti da Edmund Blair Leighton ricorda tanto il libriccino di poesie che Maria custodisce gelosamente per poterlo un giorno restituire a Mihail.



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