Comunque vada non importa

Comunque vada non importa
Darla sta bene sdraiata. Da quella posizione riesce a fare ciò che le serve: si masturba (tre volte al giorno), mangia patatine (a colazione, pranzo, cena), sfoglia manga (preferibilmente se abbondano di tette femminili spaziali), ascolta l’iPod, cinguetta su Twitter, bazzica altri social e trattiene la pipì fino a farsi venire i crampi. Darla è una ragazza che la pigrizia non c’entra niente. La scienza la catalogherebbe tra i borderline. Sicuramente è una che “viaggia” al limite della psicosi. Nei confronti di anime, manga e robe fumettose del genere ha sviluppato una sorta di patologia compulsiva… insomma, nel gergo si definirebbe, senza starsela a menare, una “otaku”. Orfana di madre, con un padre che non se la fila, ha un rapporto stretto con il fratello Andrea, pur mostrandosi al suo cospetto indifferente, cinica, assente. Andrea è un giovane universitario bello, bravo, studioso, socievole, amabile. Non gli manca niente. Neanche il fidanzato. Andrea, infatti, è gay, e si accompagna a una creatura da photoshop, un dio in carne e muscoli, maledettamente perfetto. La storia è questa qui, a somme linee. Con Darla che vive dentro se stessa e l’universo che prosegue, ignorandola. Finché a un certo punto qualcuno allerterà la sua attenzione in modo piuttosto sfacciato e, catapultata giù dalla “branda”, in senso reale e metaforico, Darla dovrà finalmente decidere che fare. Se restarsene a contemplare le sue 104 Bic immobile, estranea a tutte le cose. Oppure “uscire” e vedere che c’è di bello o di brutto, fuori, nel mondo. Questione di vita o di morte. Propria e altrui… 
Nella provincia di Novara, e poi nella plumbea Milano, si compie la vicenda raccontata da Eleonora Caruso, giovane autrice che con questo romanzo, peraltro pubblicato da un piccolo editore, si lascia ammirare nel panorama letterario con la schiettezza di una scrittura particolarmente convincente. Caruso si diverte con la lingua, ci gioca insieme. La sbeffeggia, la strapazza come fosse una bambolina vudù. Gliene fa passare di tutti i colori, tra contagi manga, insidie contemporary-web-time… e alla fine ci consegna un buon libro. Che incuriosisce, che lascia intravedere del nuovo, che risolve il problema di una trama, a un certo punto a rischio di abuso, con soluzioni esaustive di discontinuità narrativa. La relazione con il padre è un esempio: a voi lascio scoprire il perché. Comunque vada non importa è un quadro a tinte fosche, sul sentimento dei nostri post adolescenti, non ancorché adulti. Sulla loro apparente sicurezza, sui loro reali disagi, incontrollabili, come il disturbo alimentare di cui è vittima Andrea. Sulla loro voglia di appartenere a qualcosa, sentendosi alieni a tutto. Sulla loro ricerca di sé attraverso, malgrado o ‘bengrado’ le radici famigliari. Sul loro bisogno d’amore e sulla loro incapacità di amare. Le prime pagine sono tremende. La fine del pollo resta raccapricciata sugli occhi, bruciando come una minaccia, ma anche come una promessa: quella di incontrare uno stile - a dir timidamente - temerario, che fende parole a destra e a manca, con precisione e mira da maestro. L’epilogo? Aperto. Come  Darla - urticante, irresistibile protagonista e voce narrante - ordina.

Leggi l'intervista a Eleonora Caruso

 

 

 
 
 
 
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