Con l’anima di traverso

Con l’anima di traverso
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Il giorno in cui ha conosciuto Laura, Tecla se lo ricorda benissimo. Era il giorno del suo compleanno e, per andare incontro alla cugina, che aveva citofonato, era caduta per le scale finendo sullo zerbino di una condomina. Una donna che non aveva mai visto, ma di cui aveva sentito parlare come de “la partigiana”. Udito il tonfo, Laura “la partigiana” aveva aperto la porta, facendo sì che l’incontro avvenisse. Poi era successo che si vedessero anche altre volte, nel palazzo, e la cosa aveva fatto accrescere la curiosità intorno a lei da parte di Tecla, che, nel frattempo, aveva saputo dalla madre che, oltre che partigiana, Laura era anche nipote di Giacomo Matteotti e figlioccia di Ferruccio Parri. Tecla era giovane, allora, appena adolescente, e tanti fatti e tanti nomi non poteva ancora conoscerli, però aveva capito trattarsi di cose serie, serissime, che le sarebbe piaciuto approfondire. Anzi, di più, che le sarebbe piaciuto farne l’oggetto della propria tesina per l’esame di terza media. Laura era anziana, di tempo libero ne aveva parecchio e aveva accolto con entusiasmo l’idea di raccontare la sua vita movimentata a quella ragazzina tenace. E, così, avevano iniziato. Wronowski. Quello era il cognome di Laura, figlia di Casimiro, giornalista del “Corriere della Sera”, e di Nella Titta, la cui sorella (Velia) aveva sposato Giacomo Matteotti. Laura aveva subito precisato che lei, Matteotti, non lo aveva conosciuto, essendo stato ucciso sei mesi prima che lei nascesse. Ma Matteotti era stato, comunque, una presenza costante nella sua vita. E non solo perché una fotografia di lui era appesa in salotto, come un’immagine sacra, ma perché per una come lei, nata “con l’anima di traverso”, aveva sempre rappresentato un esempio da seguire…

Francesca Laura Wronowski, milanese, giornalista, classe 1924, durante una serie di lunghe chiacchierate avvenute nella propria casa, a partire dal 2006, ha raccontato la propria esperienza di partigiana a Zita Dazzi, milanese, giornalista de “la Repubblica”, classe 1965. Ne è nato questo libro, il cui titolo riassume perfettamente i tratti più spiccati del temperamento della Wronowski: il suo non essere una persona accomodante, né docile, ma piuttosto una ribelle nata, una partigiana, appunto. Un po’ romanzo, un po’ memoir, un po’ saggio biografico, Con l’anima di traverso alterna virgolettati, in cui si distingue netta la voce della Wronowski, che racconta alla giovane Tecla i fatti salienti della propria vita e dell’Italia durante il Ventennio, a parti evidentemente “ricostruite”, in cui la Dazzi immagina quali debbano essere stati i pensieri e gli stati d’animo di lei: quando, giovanissima, veniva additata come parente “del celebre politico, il deputato ammazzato dai fascisti”; quando cadevano le bombe su Milano; quando, appena diciannovenne, era salita sui monti dietro Chiavari, prima come staffetta informatrice, poi come infermiera tuttofare; o mentre aspettava notizie dal suo Sergio, che guidava la brigata Giustizia e Libertà, a Milano. Nei ringraziamenti, l’autrice parla di Con l’anima di traverso come di un “libro pensato per i giovani”, ma anche “molto adatto a tutte le generazioni di questi tempi”. Ed è esattamente questo il pensiero che percorre la mente del lettore girando le pagine. Si avverte, infatti, sì, una certa insistenza nello spiegare con parole semplici alcuni momenti cruciali della Storia d’Italia, che fa immaginare l’opera come un prodotto indirizzato ai più giovani, ma questa semplicità voluta non disturba, anzi. Come non risulta pleonastica l’appendice finale – a cura di Roberto Cenati, presidente provinciale Anpi, Milano – che, riassumendo in ordine cronologico i fatti più importanti della Storia nazionale, dalla nascita del fascismo alla Liberazione, non solo inquadra meglio la vicenda raccontata nel libro, ma ha anche il merito di riepilogare nozioni di Storia contemporanea spesso dimenticate o, peggio, che a volte si fa solo finta di conoscere. In una recente intervista di Massimo Gramellini, durante la trasmissione televisiva Rai Le parole della settimana (27 aprile 2019), la Wronowski ha ammesso che, per un’Italia come quella di adesso, non sarebbe valsa la pena combattere, né di faticare tanto. L’Italia, per come la vede lei oggi, è appiattita, grigia, insipida, senza espressioni di vitalità e passioni forti. Parole che fanno male, molto. E molto fanno riflettere.



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