Con la polvere dell’India dentro i sandali

Con la polvere dell’India dentro i sandali

Verdiana lascia Dwarka per raggiungere Junagadh. Sono sei ore di viaggio che lei impiega per pensare, osservare, godere del paesaggio e lasciarsi andare al fascino dell’India. Sono dieci anni che viene in questo Sub-continente così diverso dall’Occidente, e ancora è conquistata da “l’odore dell’India”, un misto di spezie, frutti tropicali, muschi e fiori macerati, miasmi umani e animali. Un paese permeato dal “sacro” perfino nel saluto, infatti namasté vuol dire “saluto il divino che è in te”. L’autobus su cui viaggia è un government bus, un mezzo pubblico così rugginoso e fatiscente da sembrare impossibile che possa ancora viaggiare e invece fila che è una meraviglia. Si ferma per il lunch ‒ come tutta l’India ‒ in un autogrill che non ha niente in comune con quelli occidentali. Un antro spoglio dove in grandi padelle vengono fritte enormi quantità di cibo. La porta dell’autobus è sempre aperta, perché gli indiani sputano di frequente e il loro sputo è di colore rosso perché masticano il betel. L’autista tiene acceso un bastoncino di incenso, che si mescola all’odore dell’olio di sesamo con cui si massaggiano e quello del cocco che spalmano sui capelli…

Verdiana Maggiorelli racconta l’India vissuta sulla sua pelle, in una sorta di quaderno di viaggio. Riempie pagine e pagine dense d’immagini, di colori, suoni, sapori e odori non sempre gradevoli. Un resoconto che trasmette il grande amore dell’autrice per questo Paese pieno di contraddizioni, anche quando scrive su ciò che non va bene, posando lo sguardo sugli aspetti meno consueti. La narrazione non segue una sequenza cronologica, ma piuttosto ogni capitolo è l’occasione per Verdiana di parlare di tradizioni, descrivere le persone incontrate, affrontare il “turismo spirituale” e in modo critico anche i molti e diversi gruppi che propongono al visitatore percorsi di ricerca interiore. All’interno del libro, più o meno verso la metà, abbiamo la sorpresa di una piccola galleria di ritratti fotografici in bianco e nero, volti dalle espressioni intense, immagini che assolvono al compito di testimoniare quanto la Maggiorelli descrive con le parole. Nelle ultime pagine trova posto anche un breve glossario che aiuta il lettore a orientarsi nella terminologia indiana.



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