Con Pertini al Quirinale

Luglio 1978. È appena salito al Quirinale l’anziano socialista Sandro Pertini. A svolgere il delicato ruolo di segretario generale della Presidenza della Repubblica viene chiamato Antonio Maccanico, una lunga esperienza di dirigente della Camera, uomo di fiducia di Ugo La Malfa e nipote di Adolfo Tino, che proprio con La Malfa e Ferruccio Parri era stato “animatore dell’azionismo milanese”. Maccanico ha 54 anni e riconosciute capacità diplomatiche. Gli saranno utili, anzi necessarie per collaborare con Pertini, impetuoso, generoso, cocciuto, permaloso e allergico alle formalità, una vera “macchina da gaffe”, per “proteggerlo” dal suo carattere impulsivo. Maccanico è consapevole che con quel Presidente della Repubblica che è “l’incarnazione di ciò che la gente ama e sogna” inizia una fase nuova e decisiva della Storia di un’Italia che è in pieni Anni di piombo e fiaccata da una grave crisi economica. Accogliendo il suggerimento della moglie Marina, inizia a tenere un diario della sua esperienza al Quirinale…
Dopo un lavoro di raccolta, ricerca e redazione durato anni, arrivano in libreria gli appunti (la definizione è fose più aderente alla realtà di quelli che non paiono propriamente diari, sia perché si intuisce un certo sforzo nello stilarli con metodicità da parte dell’autore, sia per la forma spesso assai stringata) che dal 1978 al 1985 Antonio Maccanico vergò a margine della sua esperienza al Quirinale, la prima “trincea” politica di una carriera prestigiosa che lo ha visto Presidente di Mediobanca, più volte Ministro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e Presidente del Consiglio incaricato (senza però riuscire a formare un Governo) nel 1996. Un settennato la cui fisionomia politica, come scrive il curatore Paolo Soddu nella lunga e articolata introduzione, è stata “frutto della profonda sintonia esistente tra il presidente e il segretario generale”, un settennato segnato da importantissimi eventi di politica nazionale e internazionale che rivive nelle stringate note di Maccanico. Da segnalare l’affettuosa introduzione di Eugenio Scalfari, grande amico sin dalla giovinezza di “Tonino”, che regala anche un paio di retroscena. Retroscena che ovviamente non mancano neanche nei diari, ma che passano in secondo piano rispetto a una quotidianità snervante fatta di colloqui, scontri, lamentele, doppiogiochismi, tessiture diplomatiche e riappacificazioni che rivela in tutta la sua complessità la fatica di fare politica ai massimi livelli.

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