Con tanta benzina in vena

Con tanta benzina in vena
Michael McGill è un investigatore privato. Anche se tende a definirsi più un invesfigatore, considerate quante gliene capitano: da sempre a lui per definizione non ne va bene una. Ormai – abbandonato dalla ragazza che ha deciso di diventare lesbica e trapiantarsi peli sul seno - si è ridotto a vivere in ufficio (ovvero una stanza che sembra un porcile in un palazzo di tossici a Manhattan, con una porta col suo nome sbagliato dipinto sul vetro) nella vana attesa di un cliente, coltivando strane allucinazioni a base di ratti senzienti. Senzienti e stronzi. Figurarsi la sorpresa di McGill quando un bel giorno gli piombano in ufficio due men in black armati di tutto punto che fanno da guardaspalla nientemeno che al Segretario di Stato Usa, un uomo ossuto dalla risata inquietante che sembra sapere tutto di lui e gli offre l’incarico più bizzarro della sua pur limitata carriera da detective: ritrovare un antico manoscritto rilegato con la pelle di un alieno ucciso da Benjamin Franklin che contiene una seconda Costituzione degli Stati Uniti nella quale i Padri Fondatori hanno inserito 23 Emendamenti Invisibili che solo pochissimi uomini al mondo possono conoscere. Il volumetto – se posato su un tavolo – vibra a un livello infrasonico e agisce direttamente sulla mente di chi si trova nelle vicinanze ‘riallineandolo ‘ sui principi morali espressi nella Costituzione. Regalato da Richard Nixon negli anni ’50 a una puttana sadomaso cinese in cambio dei suoi preziosi favori, è passato di mano in mano e nessuno sa ora dove si trovi. Il Segretario di Stato è convinto che la innata capacità di McGill di attirare su di sé una sfiga cosmica e i più incredibili personaggi lo renda un catalizzatore di energie occulte e quindi la persona più adatta sul mercato per questo incarico. Un incarico che non è certo solo di antiquariato: gli Usa stanno cadendo vittima di pulsioni infernali, di una sorta di caos sessuale violento che li sta precipitando verso la decadenza. Per invertire il processo il Governo conta di organizzare un gigantesco tour con il libro, una volta ritrovatolo, per riprogrammare la morale pubblica. A McGill vanno subito 500.000 dollari, licenza di uccidere e un palmare avanzatissimo col quale tenere sempre informato il Segretario di Stato. Sta per iniziare il viaggio on the road più incredibile che l’America abbia mai visto...
Il romanzo d’esordio dello sceneggiatore di fumetti Warren Ellis (Transmetropolitan, Hellblazer, Ultimate Fantastic Four, Fell), uno dei personaggi più irriverenti, anticonformisti e urticanti del comicdom anglosassone, non tradisce le attese: è un incubo post-pop aggressivo, divertente, terrificante e grottesco. L’inglese Ellis (un paradosso, un’ovvietà o forse un tallone d’achille) scherza sulla cultura e subcultura statunitense col chiarissimo intento di demolirne la parte repubblicana (i Roanoke, la disgustosa famiglia di petrolieri texani che punta alla presidenza in un mix di idiozia, perversione e mania religiosa vi ricordano qualcuno? Un indizio: il cognome inizia per Bu e finisce per sh). Alcune trovate sono effettivamente travolgenti: club di feticisti di Godzilla che guardano compilation di film giapponesi facendosi masturbare da ragazze con guantoni da rettile, serial killer filosofi che raccontano le loro imprese sanguinarie ai vicini di aereo mentre sorseggiano un drink, una catena di alberghi cristiani nei quali tutto – dagli asciugamani ai preservativi – ha su l’immagine di Gesù, steak house con menù rigidamente divisi per uomini e donne (si sa, i maschietti mangiano di più) e una bistecca che è una sezione trasversale di un toro intero. I cliché hard-boiled sono forse un po’ troppi, le sequenze porno un po’ troppo poche, ma il ritmo da thriller escatologico - non privo di tenerezza e romanticismo - tiene fino alla fine di questo viaggio on the road negli Usa più segreti che ricorda (pur nemmeno avvicinandosi alla perfezione e alla complessità di quel romanzo) l’American gods di Neil Gaiman, ma con molta meno metafisica e molta più violenza. American dogs, diciamo.

 

 

 
 
 
 
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