Conditio humana

Conditio humana
L’insicurezza e il rischio costituiscono componenti endemiche della condizione umana. La minaccia delle epidemie e della fame, il timore delle insidie della morte precoce e dell’incontrollabile potenza dei fenomeni naturali da sempre accompagnano la vita dell’uomo. Ma nell’avvicendarsi dei secoli la forma di rischio ha subito un continuo mutamento, creando uno scenario quotidiano il cui futuro non riposa più sul grembo di Zeus, non si conforma più sulla provvidenza di Dio, né riesce ormai a trovare affidamento nella forza salvifica delle utopie. L’indeterminatezza assoluta del rischio ha di fatto trasformato l’esistenza in un’avventura dall’esito imprevedibile in cui opportunità e pericolo si danno vicendevolmente il cambio nel calcolo delle probabilità. Una condizione che si afferma con l’avvento delle società industriali e nazionali del XIX secolo, ma che emerge in forma nuova nella seconda metà del secolo XX in seguito alle esperienze delle crisi ecologiche e allo smantellamento delle sicurezze dello stato sociale. E che prefigura l’incertezza assoluta di un futuro su cui incombe non solo l’ombra spettrale di un inarrestabile impoverimento economico; ma anche le imprevedibili conseguenze del terrorismo internazionale suicida e il dominio della tecnologia tanto sul sistema capitalistico quanto sulle istituzioni politiche…   
Benessere e stabilità ormai sono a rischio, venire a capo di quell’autentico rebus che si chiama tranquillità economica si rivela di giorno in giorno impresa sempre più improba. Lo dimostrano gli innumerevoli testi di economisti e politologi che si addensano frequentemente sugli scaffali delle librerie, disseminando analisi più che comprensibili, sollevando quesiti che non possono ricevere risposte definite e dubbi che non fanno che generare ulteriori dubbi. Tra di essi un posto particolare lo occupa questo interessantissimo testo del sociologo e scrittore tedesco Ulrich Beck, recentemente scomparso all’età di settant’anni. Il suo testo offre al lettore una preziosa ricostruzione storica della categoria del rischio e la precisa individuazione delle caratteristiche che consentono di distinguere l’insicurezza in cui versa oggi la società globalizzata rispetto a quelle che l’hanno preceduta. Un mondo di pericoli mai esistiti prima, a cominciare dalla grave consapevolezza che quella attuale non sia in grado di controllare i pericoli da essa stesa generati. Il testo non è affatto rassicurante, ma la diagnosi esatta di Ulrich Beck sulla perdita di contatto con la rappresentazione dell’avvenire porta in dote non pochi stimoli per rianimate il cuore del sistema motivazionale.

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