Confessioni di un alcolista

Confessioni di un alcolista
"Mi chiamo XX e sono un alcolista". Un uomo di successo, agente di borsa con clienti ricchi ed esigenti e la casa arredata come un gioiello di design trascina le ore nella solitudine della dipendenza dall’alcool: dopo una crisi più evidente delle altre ha abbandonato una riunione di lavoro e si è chiuso in casa, a vuotare bottiglie su bottiglie e osservare dalla finestra un’anziana donna che beve e beve, come lui. La donna che ama, Alex, l’ha abbandonato a causa della sua dipendenza dall’alcool, e i fantasmi di una madre assente, aggressiva, probabilmente alcolista, e di un fratello con un’esistenza integerrima e totalmente 'perbene' sono tormenti dai quali fuggire. La consapevolezza di essersi distrutto quasi completamente, il rimpianto e la nostalgia per Alex lo spingono a cercare l’aiuto di una costosissima clinica dove viene inserito in un programma di disintossicazione: qui l’uomo conosce Leila, con la quale riesce a stabilire un rapporto di intimità e forse di amore destinato a segnarlo indelebilmente. Dopo la clinica, completato il programma di disintossicazione, l’uomo ritrova l’amore di Alex ma ricade rapidamente nell’alcolismo e si rifiuta di partecipare alle riunioni che gli sono state prescritte per proseguire nella guarigione: tra tentativi e fallimenti, e grazie all’amore di Alex, ricomincia il lavoro e decide di frequentare le riunioni degli Alcolisti Anonimi...
Francesca Mazzucato racconta la storia di un uomo che potrebbe essere uno, dieci o cento: non importa chi sia o come si chiami, importa che sia un alcolista. La dipendenza dall’alcool, il totale annientamento della volontà e dell’affettività, l’incapacità di pensare ad altro che al bere sono descritti con cruda vivacità, con parole che sanno fluire al ritmo dell’ubriachezza o della sobrietà, della pace oppure della disperazione. Non c’è pietà nella descrizione del disintegrarsi dell’esistenza del protagonista: le bevute che trascinano in un abisso indicibile eppure lucidamente descritto, le amnesie e le ferite del corpo e dell’anima sembrano non offrire spiragli di salvezza. Eppure. L’amore per (e di) Alex riesce a muovere un grumo di volontà che pareva scomparso, e le riunioni degli Alcolisti Anonimi strappano l’uomo dalla sua dipendenza quasi suo malgrado: impara ad affrontare la vita (e la morte) senza cercare nel bicchiere di vino, o nell’aperitivo che stordisce, o nel bourbon, una facile via di fuga. Impara a non sentire le Voci che da sempre lo perseguitano e a reagire a quelle che ritiene le ingiustizie di una famiglia che l’ha sempre escluso con rabbia ma senza eccessiva aggressività. Soprattutto, senza che sia l’alcool il rifugio per ogni pena. Nel libro ritornano dettagli tipici di Francesca Mazzucato: il mare, la foce di un torrente, il nido di un germano reale, la dipendenza. Il decadimento senza speranza. Salvato – forse – dall’amore, che sa attendere, sa rifiutare (Alex abbandona, e ricompare solo dopo che l’uomo è uscito dall’esperienza della clinica di lusso) e sa accogliere (Alex frequenta le riunioni dei parenti degli Alcolisti Anonimi, e si prende cura delle crisi e dei successi con uguale pazienza). Un amore che, osiamo immaginare, terrà lontano il protagonista dall’alcool per molto tempo.

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