Confessioni di un ribelle irlandese

Confessioni di un ribelle irlandese
Behan Brendan non è ancora maggiorenne quando lascia Dublino traghettando verso la costa inglese. Siamo nella seconda metà degli anni trenta e, sbarcato a Liverpool, il Nostro viene arrestato dalla polizia che lo accusa di essersi introdotto in città con l’intenzione di compiere un attentato - e certo l’esplosivo rinvenuto nelle sue tasche non può che confermare la tesi. Così questo rivoluzionario targato IRA - esercito della repubblica irlandese deciso a combattere in ogni modo l’oppressione inglese - conosce per la prima volta i sapori del carcere minorile del Borstal, dal quale uscirà per buona condotta qualche anno dopo, pronto per tornare in Irlanda con un foglio di via e un attestato da parte del Regno Unito che lo segnala come “persona non gradita”. Il ritorno a casa di Behan nella primavera del 1942 coincide con la parata di commemorazione della rivolta di Pasqua: quale occasione migliore perché lui impugni una pistola e si metta a sparare alla polizia? Dopo essersi dato alla macchia tra fangose campagne, abitazioni di parenti, fumosi pub e oscuri cimiteri, Brendan viene arrestato e condannato a quattordici anni di carcere - del resto, come ironizzò qualcuno: “chiunque spari a un poliziotto da quattordici metri e lo manchi, si merita un anno di galera per ogni metro di distanza”. Uscito dal carcere in seguito allo sconto di pena concesso ai detenuti sul finire della Seconda Guerra Mondiale, Behan torna nei pressi di Dublino, dove ricomincerà a scolarsi pinte di birra scura, lavorare come imbianchino e scrivere a tempo perso, sinché la scarcerazione di un combattente dell’IRA non richiederà nuovamente il suo intervento in terra inglese…
Pubblicato nel 1958 nel Regno Unito, Ragazzo del Borstal è destinato nel giro di pochi anni a diventare un successo di fama mondiale: in Italia la prima edizione è per i tipi di Feltrinelli nel 1960, l’editore affida la traduzione del testo a Luciano Bianciardi - che certo in quanto a esplosivi, rivoluzioni e simpatie per l’alcol ha molto in comune con Behan Brendan, tanto da inglobare qualche pagina del romanzo irlandese all’interno de La vita agra. Sarà proprio grazie alla fama derivante da questo libro d’esordio fortemente autobiografico e al buon riscontro di pubblico per alcune opere teatrali che Behan Brendan riuscirà ad abbandonare pennelli e rulli per dedicarsi pienamente all’attività di scrittore e giornalista. Confessioni di un ribelle irlandese - quest’autobiografia illuminata dall’alcol che risale agli anni sessanta - è quindi un’occasione per scoprire tutti i retroscena della vita dell’autore: il suo impegno a fianco dell’IRA, le giornate in carcere, il rapporto con detenuti, secondini e compagni di lotta, l’attività come corrispondete parigino per l’Irish times e il conflitto d’amore/odio nei confronti della città di Dublino e dell’Irlanda intera. Libro registrato - a causa delle pessime condizioni di salute che affliggevano Behan durante la stesura - conserva tutte le caratteristiche dell’oralità: il flusso discontinuo di ricordi è sempre pronto ad ospitare divagazioni, salti temporali, qualche ballata celtica e un’infinita serie di aneddoti ironici, insomma un mix di espedienti narrativi che ne rendono piacevole la lettura. Rammaricandoci per l’indisponibilità in libreria di Ragazzo del Borstal - libro da cui è stato tratto recentemente un film agli inizi del 2000 -  Confessioni di un ribelle irlandese è un ottimo testo che ci consente da un lato di ripercorrere questi ultimi cento anni di storia irlandese e dall’altro di omaggiare la genialità di Brendan, scomparso prematuramente nel 1964 a soli 41 anni.

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