Confessioni di una vittima dello shopping

Confessioni di una vittima dello shopping
Kayo ha un seno enorme, almeno per gli standard giapponesi. In più è bassa, tondetta e per niente attraente. La sua migliore amica Tomoko invece è la ragazza più bella e popolare della scuola, e tutti la invitano alle feste e si voltano a guardarla quando passa. Ma è proprio grazie all'adorata Tomoko e all'odiato seno che Kayo incontra e sposa, appena diciassettenne, il taciturno Ryu.
Poi gli anni passano e le due amiche si perdono di vista, per ritrovarsi tempo dopo sul ciglio di una strada – Tomoko sempre bellissima in tenuta da impiegata, Kayo col pancione e dei vestiti da quattro soldi addosso. Poco lontano scintillano le vetrine patinate dei centri commerciali e delle boutique. Le due amiche seguono quelle luci. Ancora non lo sanno, ma quei luccichii le porteranno dritte dritte in una trappola per topi...
Radhika Jha è indiana di Nuova Delhi e adesso vive a Pechino. A Tokyo ci ha passato appena sei anni, ma a quanto pare le sono bastati per far cadere ai suoi piedi la città, che si è denudata – proprio lei, così giapponese, così riservata – e le ha aperto una finestra su tutti i suoi più torbidi segreti. Laura Imai Messina, in Tokyo orizzontale, diceva che la nipponica capitale è come un melograno: i chicchi sono schiacciati l'uno contro l'altro, eppure rimangono sempre, inesorabilmente, soli. Radhika Jha raccoglie questo frutto e ne apre la buccia fatta di lucida e profumata apparenza, come la facciata che i personaggi di questa storia sono costretti a mantenere. L'apparenza sopra ogni cosa, quindi, e l'apparenza è fatta anche di vestiti – quelli occidentali, però, quelli dell'alta moda italiana e francese.  L'autrice sgrana il melograno con pazienza, chicco dopo chicco. E gli acini esplodono sotto le sue dita, macchiandole delle loro storie di solitudine e incomunicabilità, che parlano di vicini di casa che non si vedono ma tutto controllano, di mariti deboli e anaffettivi, di mogli soffocate dalla noia e dalla depressione e infine di un movimento – il felicismo – che obbliga a comprare e comprare senza averne mai abbastanza. E il Giappone che prende forma dalla penna di Radhika Jha non è molto diverso da quello descritto in Tokyo orizzontale. Di diverso aspetto, forse, ma della stessa pasta. Leggere per credere.

Leggi l'intervista a Rhadika Jha

 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER