Confesso che ho indagato

Confesso che ho indagato

Una vita nella polizia, passata sul campo a indagare come un mastino, senza farsi mai scoraggiare da piste sbagliate, intuizioni poco fortunate o, ancora peggio, sabotaggi deliberati. Trentadue anni e otto mesi sono una vera e propria eternità nel campo dell’investigazione: Michele Giuttari ha passato praticamente metà della sua esistenza a contrastare la criminalità organizzata nel Mezzogiorno per poi mettersi alle costole del famigerato Mostro di Firenze che, tra la metà degli anni Settanta e la metà degli Ottanta, ha seminato il terrore nelle campagne fiorentine. Non ha mai indossato una divisa ed è sempre stato un poliziotto “scomodo”, sia per i vertici del Corpo che per qualche eminenza grigia che, nel corso degli anni, ha tentato in tutti i modi di ostacolarlo. La sua esperienza nel settore investigativo gli ha inoltre permesso di vivere in prima linea interi spezzoni della storia recente d’Italia, soprattutto grazie agli incarichi alla Squadra mobile di Reggio Calabria e Cosenza contro la ‘Ndrangheta, per poi passare alla Dia di Napoli. La consacrazione però, e al contempo anche una sequela di inquietanti problematiche di varia natura, arriva solo con la nomina a capo della Squadra mobile di Firenze e del Gides, il Gruppo investigativo delitti seriali. L’intuizione che Pacciani non potesse essere l’unico responsabile per quegli atroci assassinii e il disvelamento parziale del cosiddetto “secondo livello” di committenti degli omicidi a sfondo esoterico hanno infatti posto la parola fine alla sua carriera di “sbirro”. Comincia però una nuova vita: quella di scrittore di gialli di successo…

Confesso che ho indagato è la lunga autobiografia di uno dei poliziotti più famosi d’Italia: Michele Giuttari. In essa molti fatti densi d’interesse e significato si intrecciano e si accavallano nello stile asciutto e sempre preciso dell’ex tutore dell’ordine, oggi scrittore a tempo pieno. La Sardegna in preda alle scorribande dell’Anonima sequestri; la Calabria, vera e propria palestra per sviluppare le proprie tecniche d’indagine; la stagione delle stragi di Cosa Nostra; e poi ancora lo scontro con i cosiddetti “compagni di merende”. Tutto è ripercorso con precisione certosina e una rigorosità che appartiene a chi ha vissuto in prima persona questi tragici eventi. Come ogni buon giallo che si rispetti, l’autore inserisce in trasparenza anche le sue conclusioni e le sue opinioni sui molti misteri che si celano dietro a molti episodi di cronaca più o meno recente. Come il suo doppio letterario Michele Ferrara, protagonista di romanzi come I sogni cattivi di Firenze e La loggia degli innocenti, anche Giuttari non propende per le facili conclusioni di un caso e soprattutto non si lascia intimorire. Non ha paura, ad esempio, di parlare della possibile trattativa Stato-Mafia, della morte misteriosa del suo ex collega Calipari, o ancora del poco convincente malore che ha portato Pacciani a una fine prematura. Consigliatissimo sia a chi si interessa dei misteri d’Italia, sia agli amanti del genere giallo.



 

 

 
 
 
 

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