Confine di Stato

Confine di stato
Roma, 11 aprile 1953. Sulla spiaggia di Torvajanica viene rinvenuto il cadavere di una ragazza diciottenne, Ester Conti. Annegata in seguito a un malore mentre faceva un pediluvio in mare, si suppone all'inizio, e così conclude l'indagine della polizia. Ma un articolo del giornalista Maurizio Merli sul quotidiano L'Attimo accusa l'inchiesta di fretta sospetta e reticenza, e fa illazioni pesanti su un giro di festini a base di droga e sesso in villini sul litorale romano, festini organizzati da faccendieri legati alla malavita e frequentati da rispettati professionisti, uomini di Stato e rampolli di buona famiglia. Giorgio Valenti, maresciallo dei carabinieri incaricato dell'indagine, assolda il fotografo Lorenzo Trama per esplorare il sottobosco romano alla ricerca di indizi. Trama si trova ben presto invischiato in un groviglio di vizi, segreti e bugie. Conosce un losco figuro, apparentemente un agente dei servizi segreti, che si fa chiamare Mario Rossi ma in realtà si chiama Andrea Sterling, un uomo spietato e letale cresciuto in un manicomio e trasformato in una macchina per uccidere. E soprattutto si trova lui nello scomodo ruolo di pedina di una selvaggia guerra interna al partito della Democrazia Cristiana, una guerra nella quale tutto - ma proprio tutto - è lecito per la conquista del potere...
Se il magnifico Romanzo criminale di Giancarlo De Cataldo (e il suo successo di vendite, ma vallo a spiegare a certi scrittori 'disprezzatori del vil denaro' di casa nostra) ha insegnato qualcosa, è che la via italiana al noir - se si vuole sfuggire alla bieca reiterazione di questo o quel cliché - non può prescindere da una vivida descrizione 'alla Pasolini' (perdono, Pierpà!) del sottobosco umano della malavita e/o dall'allusione a trame eversive, cospirazioni parastatali, strategie della tensione e affini. Un fenomeno tutto italiano? Non che le trame occulte all'estero non ci siano, intendiamoci, ma l'automatica individuazione del 'nemico' in settori più o meno deviati delle istituzioni è per noi consueta tradizionalmente, storicamente, antropologicamente direi, mentre altrove è ancora pratica sorprendente, scandalosa, addirittura episodica se non rara. Uno specifico che Simone Sarasso (illustratore underground e maestro d'asilo all'esordio sulla lunga distanza dopo qualche racconto sulle solite antologie e un romanzo breve) fa suo con sorprendente maestria, dando vita a una saga che promette una rilettura simmetrica, lucidamente barbarica, della storia d'Italia dal dopoguerra a quasi-oggi. Partendo dal celebre scandalo Montesi (qui ribattezzato Conti), che terremotò nei primi anni '50 la scena politica nazionale italiana col suo carico di sesso, violenza e morte. Le radici di Confine di Stato affondano nella terra di Turkemar, romanzo breve pubblicato per la Effequ e disponibile per il download sul sito della casa editrice: una sorta di biografia molto sui generis di Fred Buscaglione nella quale appaiono due personaggi che ritroviamo in Confine di Stato (oltre a Fred, che si limita a una comparsata): l'effemminato barista di Trastevere Florio Licalzi e Lorenzo Trama, il paparazzo reporter a caccia della verità sull'affaire Conti. "Lui è la mia costante", spiega Sarasso."C’è sempre, e non è detto che sia sempre la stessa persona. Lavora quasi sempre nell’informazione e in qualche storia ci ha lasciato le penne. Salvo ritornare come niente fosse in quella successiva. Altra identità, medesimo nominativo. Il punto è che il nome mi piace da matti". E a noi piace da matti questo Confine di Stato, già edito in versione ridotta nel 2006 dalla suddetta Effequ e acquistato in fretta e furia da Jacopo de Michelis della Marsilio su consiglio di Valerio Evangelisti: un affresco complesso raccontato come una storia semplice, una valanga di citazioni storiche affascinanti (solo mascherate ma non nascoste dal cambio di nomi e cognomi), una originale commistione fumetto-cinema-letteratura con l'idea dei titoli di testa disegnati e i continui richiami allo specifico cinematografico nelle descrizioni degli ambienti e delle situazioni, e soprattutto un cattivo shakespeariano che ancora una volta ci fa assaggiare il sapore disgustoso e sublime del Lato Oscuro della Forza. Un sapore che, come questo romanzo, non si dimentica.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER