Congo Square

Congo Square

Il film Le due città del 1936, prodotto dalla Metro Goldwyn-Mayer, di Jack Conway, con Ronald Colman, Basil Rathbone ed Elizabeth Allen, termina con questa assurdità a tutto schermo: “Io sono la resurrezione e la vita, dice il Signore. Chi crede in me, anche se muore, vivrà, chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno”. Ha vissuto in compagnia di quelle parole per tutta la sua intera esistenza, e vederle sullo schermo del cinema Lincoln lo lascia a dir poco stupefatto: in più ha vissuto quasi altrettanto a lungo anche con i personaggi del romanzo omonimo, che non a caso è nato dalla penna di Dickens. Non ha la minima idea di cosa parli realmente quel volume, né tantomeno di cosa parli La capanna dello zio Tom, di Harriet Beecher Stowe, ed è per questo che li ha letti ossessivamente: sente che hanno qualcosa da dirgli. È il più classico dei modi in cui un bambino gira intorno alla domanda su cosa sia essere quello che viene chiamato “un negro”…

Attraverso Congo Square James Baldwin, la voce per eccellenza della coscienza sociale, culturale, economica, politica, civile, un uomo che ha sempre combattuto per i diritti suoi e degli altri, che è andato anche contro i propri interessi, sempre percorrendo la strada più scomoda, perché l’unica capace di condurre alla verità, che ha lavorato per l’integrazione, contro ogni sopruso e discriminazione, il primo, per dire, che ha affrontato il tema dell’omosessualità nella comunità afroamericana, l’autore perennemente interessato alla moltiplicazione dei punti di vista, all’eccezione da ciò che è considerato normale, al diverso tout court, lo scrittore dalla cui opera prende le mosse il documentario, bellissimo, I am not your negro, fa un’esegesi del cinema molto più approfondita di quella di tanti critici del settore. E soprattutto, attingendo a piene mani dalla propria autobiografia, e con stile dotto ma chiarissimo, spiega perché, essendo un medium come tanti altri, e non avendo strumenti adeguati per rappresentare la totalità del mondo, non possa davvero raccontare bene la realtà, anche quando si fa vanto di un presunto, ma non autentico ‒ e dunque inefficace ‒ realismo.



 

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER