Consigli pratici per uccidere mia suocera

Consigli pratici per uccidere mia suocera

Si chiama Leo Mameli – sì, proprio come quello dell’inno nazionale – e ha trentanove anni. È romanista e vive a Roma. Al momento a via dello Scalo di San Lorenzo 47, in una casa con un bel cortiletto animato dai suoi amici pakistani, una casa che però la banca sta per portargli via per colpa del padre, Dustin, come lo chiamano tutti. È stato una promessa del calcio fino a diciotto anni, ma ha lasciato perdere perché preferiva uscire con gli amici piuttosto che andare ad allenarsi. Ha studiato Lettere e coltivato il sogno di aprire una libreria o un caffè letterario, ma era troppo rischioso e ha scelto un’altra strada. Ha una madre che vive all’estero e un padre, per l’appunto, che forse avrebbe fatto meglio a non conoscere mai, ma che un bel giorno si è presentato alla sua porta come se niente fosse. Lavora in una casa editrice. Ha una fidanzata che tradisce con l’ex moglie, che gli fa vedere le case e non solo. Fuma, beve e va dalla terapeuta. Ci è andato anche da piccolo. Ma con quel dottore non si trovava bene come con la dottoressa Statuti, per la quale, strano a dirsi, non prova desiderio sessuale. Quello, scelto dalla madre nella sua fase da figlia dei fiori fuori tempo massimo, lo faceva sdraiare sul lettino e gli diceva di aprirsi guardando le palle sul soffitto…

Sostengono tutti di odiarle però alla fine quando serve nessuno ti sa dare un buon consiglio per eliminarle, queste suocere maledette. Nemmeno Ugo, che dice che per risolvere il problema dovrebbe prendersela direttamente con la moglie, non con la di lei madre. Il che vuol dire che non c’è proprio nulla da fare, tocca tenersela la succitata suocera, se neanche lui riesce a tirar fuori un buon motivo per farla schiattare, neppure durante le consuete riunioni fra amici maschi e rigorosamente romanisti al pub di San Lorenzo, che ultimamente Leo diserta non perché sia diventato laziale ‒ ci mancherebbe altro! ‒ ma perché (e la cosa lo ha fatto finire in analisi da una brillante dottoressa, la Statuti, con studio in zona Porta Pia) tradisce la sua nuova compagna Annalisa. Il bello è che la tradisce con la moglie che per Annalisa ha lasciato, Marta, agente immobiliare dal gran senso pratico con cui fornica negli appartamenti sfitti (favolosa e sempiterna fantasia erotica) e che è completamente diversa da ogni punto di vista dalla ragazzina. Tanto per cominciare, a Marta fare sesso orale piace un sacco. Non è proprio un dettaglio trascurabile, suvvia, siamo sinceri. Annalisa potrebbe essere la figlia di Leo: lui l’ha rimorchiata quando lei è venuta, vestitino leggero e neghittosamente malizioso, scarpette sportive color miele, libro di Emily Dickinson in mano, nella casa editrice presso cui Leo fa il lettore, per sapere se mai avrebbero pubblicato il suo libro di poesie dedicato al nonno morto sei mesi prima. La casa editrice è gestita da Enea Ranieri Malosi, un vanaglorioso imprenditore sessantenne diversamente bello, patito di squash e giallista per diletto con figlia più o meno disadattata – del resto, si chiama Adelaide ‒, il quale ha deciso di liberare dal precariato quello tra i suoi variopinti dipendenti (l’ipocondriaco, il Leopardi dei poveri, Leo e l’immancabile gatta morta, sotto le cui spoglie si nasconde, e nemmeno troppo, una meretrice vivissima) che avrà l’idea giusta, il lampo di genio, troverà il modo perfetto per dare un senso al suo romanzo che si intitola Consigli pratici per uccidere mia suocera. E così è cominciata la nuova fase della vita del Mameli, che per Ranieri Malosi fa anche un altro mestiere stupendo e pagato male e di rado, tanto che campa di sigarette, caffè, supplì e tramezzini: ovvero è traduttore, non di primissima fascia, dall’inglese e dal francese. Eredità della madre che ha passato più tempo a girare il mondo che a crescerlo, mentre il padre ancora adesso si gioca pure le mutande, sostiene di aver fatto la controfigura a Dustin Hoffman ne Il laureato, ha, in ossequio a tale gloriosa e iconica pellicola, un Duetto che ama più di sé medesimo e coinvolge il figlio in guai inenarrabili con gente che pare appena uscita da Gomorra. Ma soprattutto Leo è un normale maschio adulto: dunque è un incostante, indolente, immaturo. Il protagonista perfetto e perfettamente ritratto per una storia credibilissima, curata in modo certosino in ogni dettaglio, esilarante, una commedia giallo-rosa-nera come da migliore tradizione.



 

 

 

 
 
 
 

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