Contro il fanatismo

Contro il fanatismo

Amos Oz è diventato scrittore per due motivi. Uno: la sua famiglia era tutt’altro che benestante – il padre era bibliotecario, la madre dava sporadiche ripetizioni di storia e letteratura. I genitori, essendo poveri e non avendo con chi lasciarlo durante i loro incontri al bar con gli amici, se lo portavano dietro. Se avesse fatto il bravo, gli avrebbero comprato il gelato. Niente di più semplice. Il piccolo Amos, per non dare sfogo alla sua vivacità fisica, si sfogava mentalmente, fantasticando e creando storie sulla gente che frequentava il bar. Due: Amos Oz è israeliano, nato e cresciuto e Gerusalemme, mentre la sua famiglia è europea, ma profuga. I suoi genitori hanno vissuto in giro per l’Europa intorno agli anni ‘30, ma poi sono stati cacciati e sono approdati in Palestina, dove, dopo la Seconda guerra mondiale, è esploso un conflitto – quello arabo-israeliano – che lacera ancora oggi il Medio Oriente. Conflitto che il piccolo Amos ha vissuto sin dall’inizio, lui gerosolimitano, abitante di una città mista, ma non per questo violenta. Conflitto riguardo cui non ha potuto, al pari di Grossman e Yehoshua, astenersi da esprimere il suo parere...

“Nel mio mondo, la parola compromesso è sinonimo di vita. E dove c'è vita ci sono i compromessi. Il contrario di compromesso non è integrità e nemmeno idealismo e nemmeno determinazione o devozione. Il contrario di compromesso è fanatismo, morte”. Queste frasi, estrapolate dal saggio Contro il fanatismo, possono considerarsi la chiave di volta dell’intero scritto, il nocciolo del discorso di Oz. Discorso che verte appunto sul fanatismo mostrato soprattutto dalle fazioni israeliane e palestinesi che dal 1948 sono in conflitto tra loro. Oz non si spreca in analisi dettagliate delle ostilità, essendo il libro pensato per lettori che già conoscono bene la situazione, ma riporta pensieri scomodi e verità storiche e propone un compromesso per la risoluzione degli scontri ed una cura per il fanatismo. Il tutto espresso in maniera eccellente, con digressioni ed aneddoti sempre pertinenti. Quando Oz prende la sua seconda penna, quella di intellettuale impegnato, e ripone l’altra, quella di celebre romanziere, lo fa con cognizione di causa, valutando cosa scrivere e cosa no, calibrando l’effetto e l’impatto che le sue parole avranno sui lettori. Per questo tale saggio è da leggere e rileggere da cima a fondo, sia per le opinioni, sia per le idee e i modi di vivere che vanno oltre la circostanza, da applicare nella vita di tutti i giorni, dalle piccole questioni alle grandi guerre. Che alla base è tutta questione di mettersi nei panni dell’altro, nulla più.



 

 

 
 
 
 

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