Contro la letteratura

Contro la letteratura
Siamo pop, popolari, popolani?  E allora diciamolo senza vergogna: con Manzoni e I promessi sposi, con Dante e La Divina commedia, con Beatrice, Silvia, Francesca e chi per loro a scuola ci hanno proprio rotto i co… ehm, le scatole. Obbligati a leggere e rileggere i canti dell'Inferno di Alighieri, ad apprezzare il viaggio di un trentenne innamorato nell'Altro mondo, a stupirsi per uno che a furia di studio matto e disperato si era deformato, insomma: una tortura, la letteratura a scuola è proprio una tortura! Ma non è che la letteratura sia una tortura in sé, anzi; è il binomio scuola-letteratura a renderla insopportabile. Impossibile appassionarsi ad Ariosto o Petrarca tra i banchi di scuola, diciamo le cose come stanno. Soluzioni? Forse una - anche se provocatoria – esiste, e ce la propone Davide Rondoni così su due piedi: “Facoltativo. Lo vorrei così l’insegnamento della letteratura nella scuola. Per far saltare, con la leggerezza di un gesto di danza o di un colpo d’ali di farfalla, il sistema che sta uccidendo la letteratura tra i nostri ragazzi”. Insomma, un'ora di letteratura da cui ci si può esonerare, certo, ma per rientrarci con la dolcezza intellettuale necessaria perché, gratta gratta, la letteratura è davvero necessaria ma è impossibile accorgersene fin quando non ne siamo lontani, quasi fosse un amore romantico, di quelli che nelle sere gli uni lontani dall'altri ne si apprezza la profondità sorvolando sulle piccolezze e le miserie di tutti i giorni. Fin quando la scuola cercherà lo “standard”, ci dice l'autore del pamphlet titolato, emblematicamente, Contro la letteratura, i valori veicolati da prosa e poesia saranno solo costrittivi, volti ad intrappolare la libertà dei ragazzi in squallide pianure intellettuali. Ma i ragazzi, posti realmente con la loro nuda vita di fronte ad un Boccaccio o ad un Montale sono monti, mari e colline e nelle pianure vengono invece relegate le mediocrità dell'esistente. Il rapporto con l'opera letteraria è dunque innanzitutto e perlopiù un rapporto personale, non mediato da insegnanti vecchi, svogliati e poco adatti a guidare un incontro artistico come quello tra il lettore e i classici della nostra cultura… 
Quello di Rondoni è un saggio intrecciato tra la critica letteraria e la critica sociale volto all'augurio di un nuovo modo di fare scuola e in fondo anche letteratura. Badate bene però, cari insegnanti criticati dal Rondoni, che il discorso è sì inerente l'insegnamento dei classici del pensiero italiano ma è applicabile, con facilità, alla filosofia, alla fisica, alla storia, ecc. Fin quando non riusciremo ad instaurare un incontro autentico tra i ragazzi e Platone, Machiavelli e Garibaldi sarà impossibile insegnargli il pensiero che questi grandi uomini hanno cercato di trasmetterci; un pensiero libero che, come tale, ben poco si presta alla grigia schematizzazione del sistema scolastico italiano. Andare contro la letteratura, dunque, significa andare contro la concezione che si ha dell'insegnamento delle parole dantesche o verghiane perché, come l'autore spiega benissimo, questi prof “con  gli occhi da killer” non saranno mai in grado di stimolare un amore autentico e duraturo per quella meravigliosa passione che anima le “magnifiche sorti e progressive” dell'umanità: la letteratura intesa come amore totale per la conoscenza.

 

 

 

 
 
 
 
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