Conversazione con Francis Bacon

Conversazione con Francis Bacon
Franck Maubert inizia a frequentare Francis Bacon nel 1982: l’artista gli concede un’intervista per la rivista “Express” e gli apre le porte della sua casa-atelier a Londra, al numero 7 di Reece Mews, a South Kensington. A quel primo incontro ne seguono altri e tra i due nasce una forte complicità intellettuale che si trasforma in amicizia. Maubert – critico d’arte e scrittore – traccia così di Bacon un affresco che va oltre l’artista e restituisce una figura sfaccettata dell’uomo. Il suo alloggio somiglia a un bozzolo dove Bacon passa dalla vita quotidiana al lavoro forsennato, dal caffè e vino alle sperimentazioni artistiche con materiali sempre diversi. La stanza che serve da studio è un accumulo di oggetti di vario tipo e mucchi di pennelli: “è un’immensa tavolozza, un invito a dipingere. Questo guazzabuglio è il centro esatto dell’immaginazione pittorica di Bacon”. E’ in questo ambiente che prendono vita le conversazioni: Bacon adora parlare e condivide con l’amico la sua infanzia, il suo sviluppo artistico, le sue amicizie e le sue passioni letterarie da cui spesso prende spunto per iniziare un’opera.
Bacon definisce la sua pittura ‘clinica’: una tensione verso il realismo a-sentimentale che lui paragona al Macbeth di Shakespeare. L’artista è attratto dalla tragedia, a partire dall’Orestea di Eschilo: opere che si immergono nel male assoluto dell’animo umano e sprigionano immagini così potenti da imprimersi nella sua mente e dare vita a un quadro. Ad aprire il vaso di Pandora dell’immaginazione di Bacon è stata però l’opera di Picasso quando da ragazzo ne vide una mostra alla Galleria Rosenberg di Parigi che capì che la sua vocazione era la pittura. La prima ispirazione gli venne davanti al bancone della macelleria dei magazzini di Harrod’s: non a caso la carne e i suoi colori è al centro dell’opera di Bacon, che mette a nudo il corpo umano e ne dipinge la carne come se uscisse dai confini della pelle. “Io non deformo per il piacere di deformare, i miei personaggi non subiscono torture. Io provo a trasmettere una realtà dell’immagine nel suo momento più straziante” confessa Bacon a Maubert cercando di spiegargli la sia ossessione per la nudità...
E sono molti i tormenti di Bacon che emergono da questo piccolo libro, un saggio che alterna veri e propri dialoghi alla visione che Maubert ha del lavoro dell’amico. La sua interpretazione supera il valore della critica artistica e diventa un vero ritratto a tutto tondo di Bacon: pittore sì, ma a suo modo filosofo e letterato. Un uomo che ha coltivato le sue ossessioni con cura, analizzando se stesso per una vita intera senza mai abbandonare la strada della sperimentazione, senza mai mettere un punto fermo nella sua ricerca e nel suo scavo sull’arte e sull’animo umano. Un libro accessibile anche ai non esperti d’arte, ideale per avvicinarsi all’opera di Bacon entrando da un ingresso privilegiato, che il pittore concede solo a pochi intimi e che ci svela i retroscena di un artista controverso.

 

 

 

 
 
 
 
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