Conversazione in Sicilia

Conversazione in Sicilia
Agitato da astratti furori per la guerra civile che imperversa in Spagna e per quanto sta avvenendo nel mondo, l’intellettuale Silvestro Ferrauto lascia Milano, dove vive da quindici anni, e ritorna nella sua terra, la Sicilia. Da un presente echeggiante di massacri approda tra sperdute montagne e fichi d’ndia. Ma anche in questa mitica terra di origine ritrova, assieme al passato e come confuso con esso, il presente. Il paesaggio e i dialoghi con la madre Concezione lo riportano ai tempi dell’infanzia: all’immagine del padre ferroviere che recita il Macbeth o l’Amleto nelle case lungo la ferrovia, all’evocazione del nonno che “si sentiva un re sul suo cavallo”. Ma quegli stessi uomini che incontra lungo il tragitto, siano i miti e disperati abitanti della “piccola Sicilia ammonticchiata di nespoli e tegole”, curvi nelle spalle per il duro lavoro dei campi o sofferenti per la fame e per le malattie, sia il fiero idealista Gran Lombardo, tutti appaiono profondamente accomunati dallo stesso dolore che offende la società del loro tempo. Ma come lo si combatte il dolore? L’arrotino Calogero reclama forbici e coltelli per fare la sua rivolta, il venditore di stoffe Porfirio invoca acqua viva per lavare le offese e dissetare il genere umano…

Conversazione in Sicilia è uno dei romanzi italiani più elaborati e più distaccati dalla dimensione lirica e memoriale del suo tempo. Elio Vittorini, concedendo al contesto storico di fungere da sfondo in cui svolgere la propria attività di ricerca e far muovere i personaggi, non opta tuttavia per una descrizione realistica, ma a per una dimensione simbolica. Per questa via il viaggio del protagonista diviene dunque una proiezione dell’inquietudine dell’uomo e gli altri personaggi del romanzo – dal Gran Lombardo all’arrotino Calogero, dalla madre alla voce del fratello Liborio – assurgono a figure emblematiche; mentre l’anonimato del villaggio siciliano al cui interno lo scrittore circoscrive lo svolgersi della vicenda, assume in sé i caratteri universali del mondo intero. Pagina dopo pagina, il lettore si trova invischiato nell’atmosfera di uno strano viaggio, durante il quale incontriamo personaggi che sembrano balzare fuori da una favola surreale e si sente coinvolto in dialoghi in cui le cose non dette sono più importanti di quelle espresse. L’astratta verità documentaria dell’ambiente e delle persone trova riscatto sul piano letterario perché era forte in Vittorini la convinzione che il compito dello scrittore è di tradurre in simboli la realtà elaborando l’unico materiale di cui dispone: il linguaggio.



 

 

 

 
 
 
 

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