Corniche Kennedy

Corniche Kennedy
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Lungomare di Marsiglia. Corniche Kennedy è una piattaforma bianca e incastonata tra la scogliera, “una porzione di territorio lunga circa trenta metri, larga otto, amalgama di grosse pietre frantumate dal bulldozer, assemblate in piano e cementate da una pasta gessosa, grossolana, friabile”. È qui che si ritrova “la banda”. Perché “non c’è altro nome per loro. Corpi acerbi, età dilatata tra i tredici e i diciassette, un’età sola, la stessa, quella della conquista, quella in cui fuggi i baci della mamma, sputi nel piatto dove mangi, diserti la casa”. Qui, sui sassi aguzzi a strapiombo sul mare, passano le giornate Eddy, Mario, Loubna e altri ragazzi selvaggi come loro; amano, litigano, si lanciano nel mare, sfidando la sorte, la legge e anche loro stessi. Sylvestre Opèra è il commissario di polizia della zona. Con la sua station wagon rossa perlustra l’area e sa bene di dover monitorare quel gruppo di giovani teppisti. Hanno già imposto una volta il divieto di tuffarsi da Corniche Kennedy, troppo pericoloso, già avvenute tante tragedie. Ma niente, i ragazzi continuano imperterriti a lanciarsi verso l’ignoto. Lo fanno dal Capo, che si erge sul mare minaccioso. Oppure da un secondo promontorio, che chiamano tra di loro il Just do it, “una lingua di pietra uscita dalla roccia, sette metri sopra il mare, perfettamente liscia, lunga quasi cinque metri e orizzontale, dunque parallela alla superficie dell’acqua”. O ancora da un terzo, quello più pericoloso, che fa accapponare la pelle a chiunque, tranne che a questi scriteriati ragazzacci che lo utilizzano per le sfide all’ultimo sangue, per i duelli: lo chiamano il Face to face, “perché, ridono loro, è il grande faccia a faccia: lì stai di fronte al mondo (primo), di fronte a te stesso (deuxio), e di fronte alla morte (tertio), arghhh la moooorte!”. Appena dietro Corniche Kennedy ci sono belle case di famiglie ricche. Come quella di Suzanne, che passa il tempo a sbirciare la quotidianità irrituale di questi suoi strani ma ai suoi occhi così affascinanti coetanei. Finchè un giorno non decide di avvicinarsi un po’ di più…

Maylis de Kerangal è una delle più apprezzate scrittrici francesi contemporanee. Dopo Riparare i viventi del 2015, un vero e proprio caso editoriale, aggiudicatosi il Grand Prix RTL-Lire e il Premio Letterario Merck, e Lampedusa del 2016, che prende il via dalla tragedia avvenuta al largo delle coste siciliane nell’ottobre del 2013 in cui persero la vita centinaia di migranti, torna nelle librerie italiane con Corniche Kennedy, una storia di gioventù, ribellione e vite al limite, uscito in Francia nel 2008 e solo adesso pubblicato da Feltrinelli. Una vicenda che l’autrice riesce a raccontare attraverso una scrittura convulsa, quasi violenta, a tratti forse finanche lievemente sopra le righe, probabilmente scelta per far emergere con forza i tratti più spudorati di questa banda di ragazzi senza coscienza, senza criterio. In ogni pagina, dietro ogni frase, si percepisce la loro voglia di sfidare ogni paura, ogni limite, la loro bramosia di provare emozioni al massimo, schiacciando l’acceleratore della vita come solo può avvenire durante quel marasma emotivo che è l’adolescenza. La regista francese (nata in Algeria) Dominique Cabrera di Corniche Kennedy ha fatto un film giunto nelle nostre sale lo scorso anno; desiderosa da tempo di girare una pellicola nella città di Marsiglia, ha capito di aver trovato la storia giusta dopo aver letto questo romanzo e ha scelto tutti giovanissimi attori non professionisti per interpretare “la banda”. “Io sono nata dall’altra parte del mare, in Algeria e Marsiglia è allo stesso tempo Francia, Italia, Grecia e Algeria. In particolare il luogo della Corniche mi dava la possibilità di fare il film senza riprendere la città, una sfida per me. Tutta l’attenzione è sui personaggi che si stagliano sullo sfondo del cielo e del Mediterraneo”, ha detto a riguardo Cabrera, in un’intervista al Manifesto. Il luogo evocato dal romanzo ha in effetti un’aura decisamente filmica: una piattaforma bianca tra scogli aguzzi, mare e cielo sconfinati, uno scenario perfetto. Le intense descrizioni si alternano a atmosfere quasi da thriller, in cui è Sylvestre Opèra, il commissario, a diventare protagonista, portando avanti una lotta senza quartiere a una criminalità che sembra ormai essersi infilata dappertutto, perfino negli anfratti dei promontori sul lungomare cittadino.



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