Corpi spenti

Corpi spenti
La città sembra quasi schiacciare il porto con le sue luci al sodio e l'ombra nera onnipresente del Kipple. Il cielo della sera pare così basso da volerti cadere in testa da un momento all'altro. Guzza scende malvolentieri dalla macchina, viene investito dalla solita zaffata di aria collosa e rovente, inchiodata fra la cappa di nuvole monsoniche e il selciato consumato dal tempo e dai miliardi di passanti che si sono succeduti nel tempo. Cosa starà preparando quel clima stantio? L'ennesima sciacquata di pioggia sporca e maleodorante, forse. La sagoma della guardia giurata si materializza al di là della recinzione. Sovrappeso, faccia tonda pallida, uniforme blu sgargiante impreziosita dall'ologramma dorato sopra il taschino sinistro. L'ometto sembra alquanto eccitato, ci tiene a far sapere che la scena del crimine è stata debitamente isolata e preservata. Come no? Andiamolo a vedere questo bel cadavere, allora...
Con questo libro De Matteo ripropone i protagonisti del suo romanzo d'esordio, vincitore del diciottesimo Premio Urania e pubblicato nel 2007. Ci ritroviamo in una Napoli che poco ha a che fare con la città ricca di complessità e contraddizioni eppure estremamente solare che siamo abituati a conoscere. Qui perfino l'aria è oscura e greve, perfino il cielo opprime e disumanizza. La notte e le atmosfere tetre sembrano aver bandito ogni barlume di colore: è una Napoli aliena, ancora reduce da una Terza Guerra mondiale. Da queste premesse non può che scaturire l'ennesima vicenda tecno-noir-poliziesca tanto cara agli amici di Urania. Molto ben scritta, non c'è dubbio. Molto ben curata. Forse un po' troppo dispersiva e a tratti anche barocca nello stile, non avrebbe fatto male stemperare il tono monocorde eccessivamente teso al vuoto esistenziale. D'altra parte, "vuolsi così"! A noi lettori non resta che porci le solite domande. Perché i poliziotti sono sempre depressi, disincantati, disillusi, inesorabilmente devoti ai cliché dell’hard-boiled? Perché il futuro è sempre a tinte buie? Perché si inventano droghe sempre più devastanti, disumanizzanti e improbabili? Già, perché?
 

 

 

 
 
 
 

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