Correre

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Anni '40. Emil Zátopek è un giovane cecoslovacco. Vive in una piccola città mineraria della Moravia appena occupata dai tedeschi, e trova lavoro presso un’azienda di calzature a cento chilometri da casa sua: il suo è un mestiere duro, ingrato, a contatto con la gomma - che rende l’aria irrespirabile. Emil resiste qualche tempo, poi viene trasferito in un altro reparto e in un altro ancora: lavora con impegno, l’azienda vuol portare i suoi prodotti sul mercato e organizza manifestazioni sportive. Intanto nel paese impazza la propaganda nazionalsocialista che vede nell’organizzazione di manifestazioni sportive il modo migliore per creare coesione tra i giovani e farsi vanto di una nazione forte. Emil è praticamente costretto a partecipare, e lo fa di malavoglia ma con impegno, lo stesso impegno che mette in ogni cosa che fa, la stessa cura e attenzione. Così si allena con costanza e pur non avendo la grazia tipica degli atleti ottiene subito un ottimo risultato. Non crede granché nelle sue capacità nonostante migliori il suo tempo e vinca un buon numero di competizioni, ma scopre che correre gli piace. Certo deve migliorare, imparare a dosare le forze, capire quanto e quando deve spingere di più e lo fa attraverso un lavoro quotidiano, una continua sfida con se stesso. Ci sarà l’esercito, il suo arruolarsi, l’essere notato come atleta e ancora gare, le prime vittorie importanti e via via corsa dopo corsa, manifestazione dopo manifestazione, successo dopo successo, medaglia dopo medaglia, il suo nome entrerà nell’albo d’oro dello sport. Emil Zátopek diventerà un punto di riferimento, un uomo da battere, un avversario temuto. Da sconosciuto ragazzo di una piccola città diverrà la ‘locomotiva umana’...
Correre non è la biografia di uno sportivo, non è il racconto delle gesta di un eroe del suo tempo né un libro su un mito della corsa (l'atleta cecoslovacco Emil Zátopek ha vinto quattro medaglie d'oro e una d'argento ai Giochi olimpici ed è stato il primo atleta ad infrangere la barriera dei 29 minuti sui 10.000 metri). Correre è l’esperienza di un preciso arco di tempo, il racconto fedele fatto dal basso di una terra, di un uomo, di una storia, un libro fatto di verità, di cronaca, ma anche di letteratura. Jean Echenoz, dopo un’accurata opera di ricerca e su giornali e filmati d’epoca è riuscito a restituire a Zátopek la dignità che gli era stata strappata e riportare all’attenzione del pubblico un personaggio noto, ma del quale con tutta evidenza non si era scritto o detto abbastanza. E tutto questo con uno stile asciutto, fresco, essenziale, uno stile guadagnato con ore di lavoro e cesello su ogni singolo termine, con il risultato di una prosa rapida che sembra riproporre la falcata e il respiro di un giovane ragazzo cecoslovacco in fuga verso la vittoria.

Leggi l'intervista a Jean Echenoz

 

 

 

 
 
 
 
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