Correva l’anno della girella

Correva l’anno della girella

“Prima era tutto più bello”. Non è improbabile che abbiate sentito questa frase, pronunciata in tono malinconico da un quarantenne. Probabilmente perché non esiste un decennio, a ragione o a torto, così discusso, rimpianto e ricco di simboli come quello che va dall’1 gennaio 1980 al 31 dicembre 1989: prima della crisi economica mondiale, prima dell’invasione dei social, i famigerati/famosi anni ‘80 portano con loro il dolce ricordo della leggerezza e della genuinità. Il benessere economico era tangibile, la paura del futuro un’eco lontana; ci si divertiva con poco, si stringeva amicizia e ci si innamorava guardandosi ancora negli occhi: bastava uscire a fare una “vasca” sul corso, per dire. Si masticavano telefilm americani (all’epoca le serie tv si chiamavano così) e anime giapponesi fino a farsi venire la carie ai denti, e fino a che ci si convinceva che da grandi, si sarebbe voluti essere come Creamy, popstar glamour dai capelli viola, una pallavolista infaticabile come Mimi Ayuara, o addirittura un ammasso d’acciaio come Jeeg Robot o un combattente (letteralmente) esplosivo come Kenshiro. Dell’informatica non fregava niente a nessuno, e neanche dell’inglese: tanto bastava comprare i biscotti Uao, e leggere le vignette di Snoopy disegnate sopra per impararne i rudimenti. Le “compilèscion” si facevano a casa, in tensione davanti al mangianastri, pronti a premere sul tasto REC non appena il programma radiofonico passava la canzone tanto desiderata da imprimere per sempre sulla cassetta. E se il dj ci parlava sopra, beh, quelli erano guai seri, che chissà quando la si poteva “beccare” di nuovo...

L’ironia è sicuramente il punto forte di questo corposo saggio di quasi trecento pagine (corredato di note e curiosità, test e glossario nelle pagine finali), ben lungi dall’essere un’analisi sociologica del periodo ma semplicemente una simpatica rivisitazione di un decennio che ha lasciato il segno. Elisabetta De Biasio e Giampiero Canneddu sono degli “ottantologi” convinti, e hanno dato vita alla loro opera celebrativa spulciando tra i vari blog sul periodo – un numero impressionante – e rivedendo su Youtube (meno male che esiste!), spezzoni di film, pubblicità e cartoni. Duran Duran o Spandau Ballet, (ovvero Simon le Bon o Tony Hadley)? Paninari o metallari? Mike Bongiorno o Corrado? Rai o l’allora nascente Fininvest? Heather Parisi o Lorella Cuccarini? Graziella o bici da cross? Meglio guidare un Ciao o un Si? Mai si è visto decennio più ricco di sfide! Dalla musica al cinema, dalla televisione alla pubblicità e alla moda, tanti sono i simboli che hanno segnato la storia del costume anni Ottanta: i cartoni animati, che con storie strappalacrime (quella dell’orfano Remi in testa, ma pensiamo alle povere Candy Candy e Lady Oscar) si mormora siano responsabili di una generazione di adulti notoriamente incline alla depressione; le grandi saghe d’oltreoceano, come Dallas e Uccelli di rovo (chi non ricorda il crudele JR o il fascinoso Padre Ralph); i quiz e i varietà capitanati da storici mattatori, alcuni compianti, precursori e inventori di formule vincenti che imperano ancora adesso, anche se con un target qualitativo nettamente inferiore. La musica ha sfornato sex-symbol del calibro di Samantha Fox e George Michael, tanto per citare due nomi altisonanti, e lanciato una quantità infinita di meteore delle quali però non si è mai scordato il ritornello. Una menzione speciale poi, va di sicuro alla moda: alzi la mano, fra le lettrici, chi non ha mai usato le orribili spalline (assolutamente da incastrare sotto il reggiseno per riuscire a fermarle una volta per tutte), chi non si è mai cotonata il ciuffo (ovviamente con l’ausilio di quintali di lacca che manco un uragano sarebbe stato in grado di disfarlo), o chi non ha mai indossato magliette cortissime in stile Like a Virgin, o portato i jeans con il mitico risvoltino “all’acqua alta”. Rivedersi nelle foto del periodo, diciamolo, è quasi un trauma, ma grosse sorprese ci attendono: provate a fare un giro tra le vetrine in questo periodo. Ad ogni modo, buon bagno di ricordi a chi deciderà di tuffarsi in questa divertente, quanto nostalgica, lettura.



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